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sabato 22 settembre 2012

Traslochiamo


Questo blog, così come il blog 'gemello' Laicittà, da oggi confluisce nel nuovo blog, ECLITTICA. Ci si può continuare a leggere là.

lunedì 18 giugno 2012

Black out - 7


(segue da qui)


Massimo -per gli amici Max - riprende lentamente fiato; guarda la finestrella del pianerottolo, una luce arancione passa attraverso i vetri smerigliati, sembra si muova, si avvicini. Intorno, il buio. Massimo -per gli amici Max - si alza dolorosamente, l'acido lattico gli ha irrigidito le gambe rendendole pesanti; si affaccia cautamente alla finestrella e guarda giù attraverso la fessura: tutta la città è al buio, sicuramente un black-out dovuto all'enorme consumo di energia elettrica dei mille e mille condizionatori e ventilatori, frigoriferi e altri sistemi di raffreddamento accesi per il gran caldo.

Poi il terrore torna ad assalirlo: rumore di passi, zampe veloci, fiato di lupi che annusano l'aria, respirano il suo odore, si nutrono di adrenalina umana attraverso le narici. Unghie che raschiano il legno: la porta alle sue spalle si sta per aprire. Massimo -per gli amici Max - frana giù correndo per le scale al buio, inciampa più volte, si piega una caviglia prendendo male uno scalino ma non smette di franare rovinosamente giù per le scale. Qualche piano più sopra sente i lupi che annusano le sue tracce. Arriva nell'androne: il portone è chiuso, senza corrente non si apre. Infila disperato le unghie e i polpastrelli tra la porta di alluminio e il battente, tira con tutte le sue forze, il portone cede. Esce, corre fino alla sua macchina, qui si rende conto di aver perso chiavi, forse per le scale, forse dentro l'appartamento - nel bosco che non doveva esistere - ma per fortuna si accorge di aver lasciato la macchina aperta. Entra, chiude lo sportello, spinge in basso il pulsante della chisura centralizzata e respira ansimando, nascondendosi nello spazio per le gambe del passeggero anteriore. La radio canta, sta ancora cantando, ha cantato per tutti i lunghi anni della sua corsa nel bosco; canta per quel vecchio della stessa età di sempre, in un corpo da giovane ansimante, nascosto davanti al sedile come un bambino spaventato nel ripostiglio delle scope (non lo faccio più, giuro, lasciatemi stare). La radio canta:

In the comfort of this room
The challenge died
Remember you and me
We laughed 'til we cried

Non è un bambino, Massimo - per gli amici Max - è al sicuro, anche se i lupi lo trovassero non riuscirebbero a entrare dentro l'abitacolo, razionalizza anche la preoccupazione di aver smarrito le chiavi della macchina: non può mettere in moto e andare via finalmente da quel lungo incubo, ma le bestie non possono entrare. Deve solo aspettare la luce del giorno, poi troverà una soluzione: prenderà un autobus, chiederà un passaggio. Oppure chiamerà subito la polizia: infila cautamente una mano nel taschino della camicia per cercare il cellulare, quando sente i sente lupi che circondano la macchina, e impietrisce, trattenendo persino il respiro. Nel silenzio improvviso (non si muovono più? Sono andati via?) spera non essere visto, alza lo sguardo per vedere la Luna, enorme, gigantesca, un pantagruelico occhio di luce arancione attraverso il tettuccio della macchina, rimasto aperto...

Il giorno dopo le cronache parlano del giovane trovato sbranato in macchina durante il black out. La macchina era chiusa dall'interno, pare che la o le bestie siano penetrate nell'abitacolo attraverso il tetto apribile. Segue il solito dibattito sui pit-bull troppo aggressivi, o forse sono stati cani abbandonati e divenuti randagi. Solo il medico legale si accorge che i morsi non coincidono con quelli di una comune bestia domestica. Ma non lo dirà a nessuno, in fondo, cosa cambia?

Fine

lunedì 19 marzo 2012

Black out - 6



(segue da qui)

E ogni cosa nel bosco si ferma per interminabili secondi, gli occhi del mondo e dell'universo intero sono su di lui: i muschi del sottobosco e i vermi sottoterra, gli insetti sui tronchi degli alberi e le falene nell'aria, il polline e la polvere che fluttuano nel silenzio, i raggi della luna come riflettori puntati su un set, il volto tetro della Luna, con gli occhi scavati, oceani scuri nelle orbite, bocca spalancata in un silenzio agghiacciante, un giudizio severo come un'ascia tagliente cala su di lui con muta violenza. Ogni cosa e ogni creatura lo guarda. Ora sarà braccato, ora cominceranno la fuga la caccia.

Lei si copre di scatto, cambia volto, ira furente, urla, i lupi digrignano i denti e si muovono verso di lui.
Massimo -per gli amici Max- prova una fitta lancinante al petto, poi si volta e scappa, corre, corre, inciampa, si perde, corre. Corre senza voltarsi per un tempo che sembra interminabile. Ansima, le orecchie tese a distinguere il rumore della sua corsa da quello del fiato dei lupi, che sente a una distanza imprecisabile, lontani, ma a tratti lo sente, caldo e tagliente, sui polpacci, indolenziti e pesanti. Nella sua mente, in sottofondo, coperte dal suono del respiro greve, si rincorrono domande, incredule, e promesse di morigeratezza futura fatte a non sa nemmeno lui chi.

Corre per ore, giorni, mesi interi, anni -o così gli pare, sente di stare invecchiando in quella corsa a perdifiato, a tratti non ricorda ci sia mai stato altro nella sua vita che quella corsa disperata. Il suo volto ha perso ogni espressione, le gote vibrano ad ogni passo sfiancante, il fiato perennemente sul punto di finire, il cuore che lacera il petto in una ferita dolorosa tra le costole. Una teoria sempre uguale di tronchi, rami cadenti, arbusti, fogliame scuro disteso, linee di polvere e sottili lame di luce arancione su pesanti lame di oscurità, echi e brina sulla pelle scorre davanti ai suoi occhi come una galleria di umidità che sempre lo inghiotte ma che non ha fine, nessuna luce si scorge in fondo.

A volte ha la sensazione di aver dormito nella corsa, gli pare che questa sia la sua vita - una corsa dissennata, una penitenza, espiazione della colpa di aver consumato la vita che gli è stata concessa fino a quel momento una perpetua ma fatua soddisfazione della carne; la colpa di aver dissipato un patrimonio di umanità inestimabile. Rammenta, Massimo -per gli amici Max, una lunga teoria di corpi violati inutilmente e si pente per ognuno di essi. Se ne esco vivo, si dice, cambierò vita.

Finalmente arriva alla porta dell'appartamento - bosco, esce, la chiude con violenza. Si appoggia ansimando alla porta e si accascia, cedendo lentamente alla stanchezza.


martedì 20 dicembre 2011

Black out - 5



segue da qui


Quattro o forse cinque lupi di argento scuro, sdraiati, o a bere nel ruscello, e accanto a loro... una donna. Massimo -per gli amici Max- ha una improvvisa e incontrollata erezione, senza alcuna ragione o logica; senza poterle vedere il viso, riconosce la mulatta della discoteca, che sta emergendo dal ruscello dove si era appena bagnata. Massimo -per gli amici Max- sente la nebbia invadere la sua scatola cranica, desidera così ardentemente e illogicamente quel corpo che teme di perdere il controllo. La osserva famelico: è nuda, una venere, si asciuga i capelli con una stoffa raccolta dal fitto dell'erba, si adagia voluttuosamente e prende a osservare la luna, forse parla -ma anche se parlasse non la sentirebbe. Massimo -per gli amici Max- cancella tutto quello che gli sta intorno, ruota lentamente gli occhi, segue ogni singola curva del corpo della donna, i seni perfetti, il monte di venere, le natiche, le gambe lisce e sottili, sembra scolpita da un artista dell'era classica. Ma è viva, indiscutibilmente.

Massimo -per gli amici Max- sente che deve uscire allo scoperto e avvicinarla, per una frazione di secondo si rende conto di avere la mano destra infilata negli slip, si accarezza l'erezione nella nebbia della sua eccitazione. Fa per muoversi quando sente distintamente un rumore alla sua destra, a una trentina di metri da lui, e finalmente la sua soglia di attenzione si rialza. Ma lo stesso rumore è stato sentito anche dai lupi, che si alzano all'unisono e cominciano a ringhiare verso gli alberi alla sua destra. Avanzano mostrando i denti. La donna resta semi sdraiata, si copre con la stoffa e volta la testa a seguire i lupi con lo sguardo. In quel momento dal fitto del bosco un giovane esce allo scoperto; con passo quanto mai incerto, veste una tunica corta, che lascia scoperte le braccia e le gambe dal ginocchio in giù, calza dei sandali dalla fattura evidentemente artigianale, i capelli fino alla base del collo, nella mano tiene un arco, una faretra con poche frecce sulla spalla, è frastornato, si sente scoperto, ma è evidente il suo desiderio di avvicinare la donna, ma anche la paura delle bestie che avanzano, fissa lo sguardo sulla donna. La donna a sua volta fa lo sguardo cattivo, si alza e mostra i denti come un felino. Ed è un attimo: i lupi balzano sul giovane (Massimo -per gli amici Max- ha l'impressione di assistere a un film dell'orrore) e iniziano a sbranarlo, mentre il più grosso lo addenta al collo e lo tiene immobilizzato. Il giovane non oppone resistenza, lascia cadere l'arco, come se quello fosse un destino ineludibile, previsto e anzi atteso a lungo, mentre le sue carni si lacerano sotto i canini delle bestie, il giovane fissa lo sguardo sulla donna lontana, dal lato opposto della radura, quasi con gratitudine, e amore non corrisposto. Muore felice.

Massimo -per gli amici Max- impietrisce, sente un gelo profondo, le membra rigide, non respira. Le bestie consumano avidamente il loro pasto, la donna ora ostenta indifferenza e riprende i suoi lenti movimenti, alza lo sguardo, fissa la luna.
Massimo -per gli amici Max- deve andare via subito, è chiaramente in pericolo. Ma del tutto irragionevolmente desidera quella donna come non mai. Il suo ventre è rigido e teso in un blocco immobile dalla leggera peluria del ventre fino alle pareti dll'intestino, l'intestino, lo stomaco e i polmoni sobbalzano nelle sue viscere a ogni battito pesante del cuore, il cuore salta sempre con maggiore violenza fino alla gola, la gola è secca ed esposta dalla bocca spalancata. Massimo -per gli amici Max- decide di assecondare la paura e fa un passo indietro, senza distogliere gli occhi dall'oggetto del suo desiderio. Ma, inevitabilmente, il piede affonda nel fogliame e fa un rumore secco, di legno umido che si spezza.


martedì 14 giugno 2011

Sci-fi: quanta fanta vuoi nella scienza?



Uno coltiva nel suo piccolo una passione, spensieratamente, senza pensare di erigersi a maestro e nemmeno pretendere la patente di "esperto" (cosa indispensabile in una professione, ma non necessariamente -o non sempre- in una semplice passione), cerca di parlarne con altri e puntualmente si imbatte nei talebani. Dico, perché se si parla di arte (letteratura e cinema, nello specifico) non c'é nulla di più distante di questo dal dogmatismo, essendo l'arte materia opinabile e soggettiva per eccellenza.

Cosa è la Fantascienza? O meglio: quale percentuale di "plausibilità" deve avere per essere considerata tale? La mia opinione è che non c'é una sola risposta, e infatti non esiste una definizione univoca, accettata da tutti, men che meno c'é mai stato qualcuno che ha osato stabilire dei requisiti "ufficiali" e obbligatori per la stesura di racconti e sceneggiature.
I più estremisti dicono che la percentuale di plausibilità deve essere del 100%, come se si dovesse ignorare il prefisso "fanta" e considerare solo il suffisso "scienza", altri più accomodanti parlano genericamente di "una certa percentuale di plausibilità" e ammettono che ognuno ha la sua 'soglia di tolleranza' delle incongruenze ed errori scientifici nei racconti di sci-fi.

Le gabbie dogmatiche sono in genere molto distanti dalla scienza: ad esempio, nemmeno sulla definizione (arbitraria) di "pianeta" la comunità scientifica ha avuto per lungo tempo una opinione unanime: se si scoprisse un pianeta roccioso di massa significativa, comunque superiore a quella di Eris, nella Fascia di Kuiper (evento possibile, o "plausibile" visto che quella parte di Sistema Solare è ancora di fatto inesplorata), saremmo ancora disposti a definirlo un plutoide piuttosto che un pianeta perché magari la sua orbita ha una eccentricità accentuata? Prevedibilmente si riaprirebbe il dibattito sulla definizione di pianeta; e questa è scienza, figuriamoci se si parla di letteratura.

Tornando a quest'ultima, dicevamo che i talebani della fantascienza dicono che deve essere "plausibile", sennò è solo una "corbelleria". La mia obiezione è che se pretendiamo la plausibilità -totale o giù di lì- una bella fetta di letteratura fantascientifica dovrebbe quantomeno essere derubricata a "fantasy" puro e semplice, perché nei racconti e nelle saghe più conosciute e di maggior successo (e negli eventuali film e serie tv che ne vengono tratte, ovviamente) ci sono spesso incongruenze ed errori correggibili senza inficiare in maniera significativa la trama, ma più spesso altri che se 'corretti' di fatto azzererebbero tutto, rendendo impossibile lo svolgimento dell'azione come concepita originariamente, perché renderebbero necessarie delle modifiche radicali all'economia del racconto.

Alcuni esempi: i motori a curvatura descritti in Star Trek per ora sono solo congetture, di fatto irrealizzabili, e anche viaggiare nell'iperspazio (la cui esistenza, ovvio, non è dimostrata ma solo teorizzata) come in Star Wars. Scientificamente impossibile è viaggiare a velocità pari o superiore -ma nemmeno prossima- a quella della luce, e quindi spostarsi da un pianeta all'altro di una galassia in tempi brevi, che non comportano invecchiamento significativo nei protagonisti del racconto. La gravità artificiale di cui sono dotate molte astronavi, dalla Enterprise alla Nostromo di Alien, non è "plausibile" (e infatti per lo più non spiegata nelle versioni cinematografiche di queste saghe), se non attraverso lo sfruttamento della forza centrifuga; che evidentemente non è sfruttata né dall'Enterprise né dalla Nostromo, e nemmeno dalla Millennium Falcon o dalle Aquile di Spazio 1999. Poi, non è peculiare che i protagonisti delle storie citate -e altre- abbiano sempre a che fare con alieni antropomorfi su pianeti tutti con massa e atmosfera terrestri? Chi scrive queste storie non ha mai letto nulla sul Paradosso di Fermi? Ed è mai possibile che 'la torcia umana' possa sviluppare lo stesso calore di una supernova?
E' possibile che il processo di terraforming di Marte si esaurisca nel giro di una notte? Ovviamente no, ma non per questo Ray Bradbury (in Cronache Marziane) ha scritto una "vaccata" (altra ponderata definizione di un talebano della fantascienza).
Dunque, resterebbe ben poco, se pretendessimo che il fondamento della fantascienza fosse solo di essere "plausibile".

Il casus belli, per quanto mi riguarda, è stato una discussione sulla serie-cult degli anni '70 Spazio 1999.
Di errori e incongruenze ce ne sono in quantità industriale, in effetti più che in altri film o serie tv, errori che nemmeno a citarli tanto sono evidenti (e nessuno nega che alcuni episodi della prima stagione e quasi tutti quelli della seconda sono in effetti inguardabili). Ma per questo non dobbiamo considerarla fantascienza? Se non lo è, allora non lo sono -per gli stessi motivi- anche le serie sopra citate.

In un certo senso, viene in mio soccorso nientemeno che Isaac Asimov, che in un articolo pubblicato sul New York Times nel settembre del 1975 parla proprio della serie di Gerry e Sylvia Anderson, smascherandone senza pietà errori e incongruenze, ma -a dispetto di tanti snob che giudicano le avventure di John Koenig e compagni solo delle "corbellerie"- parla di alcune di queste incongruenze come «errori dovuti a necessità drammatiche», e su questi si dichiara disposto a "soprassedere". A me pare un atteggiamento equilibrato, e non sto nemmeno tirando troppo per la giacca il caro vecchio Isaac.

Questa è la mia visione, il fondamento scientifico e tecnologico è solo uno dei possibili requisiti della sci-fi (e se devo dirla tutta, per me il confine col fantasy è alquanto labile, ma è solo la mia opinione), ce ne sono altri e uno non esclude l'altro. Quando ho letto Hans Phaal non mi sono messo a spaccare il capello in quattro perché è impossibile (non è "plausibile") andare sulla Luna con la mongolfiera; eppure Poe viene considerato l'inventore della fantascienza, come Jules Verne col suo Viaggio al centro della Terra.

Io mi godo allo stesso modo Contact (da un racconto di Carl Sagan) e la base Alpha che passa attraverso un buco nero uscendone illesa, l'Odissea di Kubric (da un'idea di Arthur Clarke) e gli antieroi di Men in Black o District 9. Alla faccia di talebani e snob.

giovedì 21 aprile 2011

Black out - 4



(segue da qui)

Massimo -per gli amici Max- inciampa nella semioscurità e cade rovinosamente al suolo. Ma non gli importa, non ci fa nemmeno caso, è troppo occupato a non credere ai suoi occhi: com'é che ora si trova nel fitto di un bosco? O meglio: come fa un bosco, una trama complessa di tronchi scuri e fitto sottobosco a perdita d'occhio, a crescere in un appartamento?
L'odore che sentiva gli pareva resina perché resina è proprio quello che è, muschio, bacche, aliti di vento umido; cedri e conifere altissime, Massimo -per gli amici Max- si rialza e in un attimo di lucidità si volta per vedere se la porta dell'appartamento è ancora là: come se se lo aspettasse, deve constatare che non c'é più.


Così inizia a camminare. L'aria frizzante, la luce giallastra che disegna raggi polverosi nella penombra tra le sagome degli alberi, lo inebriano, alterano la percezione del tempo. La luna è sopra di lui, enorme, gigantesca, infinita, incombente tra le cime degli alberi, colora di arancione fluorescente una larga fetta di cielo, per il resto punteggiato di stelle scintillanti sul fondo nero nero della notte. Massimo -per gli amici Max- si perde nel bosco, cammina per un tempo che sembra infinito, con le orecchie tese ad ascoltare e cercare di catalogare i mille piccoli rumori che salgono ovunque e fanno da sottofondo alla musica sottile del vento, che soffia altrove, sopra le cime degli alberi; ascolta piccoli passi sotto le foglie, richiami a volte appena percettibili sui rami più alti, rumore di battito di piccole ali che vaga veloce tra le silhouettes degli alberi sullo sfondo del volto enigmatico della gigantesca Luna.


I suoi passi che spezzano legno umido e smuovono foglie morte, e producono -forse- un eco dietro di lui e che si interrompe ogni volta che lui si ferma ad ascoltare. Si sente una inquietudine crescente salire dalla gabbia toracica e dalla bocca dello stomaco, Massimo -per gli amici Max- si sforza di non pensare all'assurdità di quella situazione, quasi una via di fuga per tentare di bloccare l'inquietudine sul nascere, ma anche un abbandono consapevole al fascino sconosciuto di quella realtà imprevista. Riprende a camminare, e un attimo dopo anche l'eco lontano dei suoi passi riprende e lo raggiunge: un passo, un eco lontano, un passo, un eco stavolta raddoppiato, un passo, una moltitudine di echi, e la bocca dello stomaco che si chiude di nuovo in uno spasimo. Massimo -per gli amici Max- è preoccupato, affretta il passo.


Ma ben presto il timore lascerà posto all'eccitazione. Raggi di luce gialla abitati da polvere umida fluttuante piovono tra le cime degli alberi e gli aghi sui rami, paralleli ai tronchi scuri, Massimo -per gli amici Max- arriva finalmente in prossimità di una radura: sarà larga almeno cinquecento metri, prato incolto, a un margine un ruscello tintinnante, dietro la quinta maestosa della Luna che non si alza ancora abbastanza da diventare bianca e cambiare il colore del bosco. Nella radura c'é movimento, tenendosi al riparo degli alberi più prossimi al margine del prato Massimo -per gli amici Max- si avvicina e osserva: lupi.

(continua)

venerdì 11 febbraio 2011

Ateo, no grazie - 11



Atto unico
sipario

scena: il cortile di un oratorio, un campetto da calcio in terra con le due porte sfondate e una panchina sbilenca; sullo sfondo la sagoma di una chiesa col campanile

al centro del palco un gruppo di una decina di uomini, età assortite, mediamente tra i cinquanta e i settanta, pance andanti, capelli bianchi, sono vestiti come scolaretti -calzoncini corti da cui spuntano gambe sbilenche, grembiulino e fiocco- e stanno in posa come per la foto della squadra di calcio della classe: i più alti dietro e i più bassi davanti; prende la parola il più grasso, è veramente grasso e parla a nome di tutti, gli altri stanno zitti con lo sguardo nel vuoto

Salve. Siamo gli atei devoti, e stiamo andando a giocare nel Cortile dei Gentili. Ce lo meritiamo, perché abbiamo fatto per bene il nostro compitino e adesso ci fanno divertire un po’. Che bello, che bello! (batte le mani)

(parla come se stesse ripetendo la lezione studiata a casa)
Dunque, noi siamo atei ma pur non credendo noi crediamo perché è credendo che si crede di non credere, e non essendo credenti crediamo che credere sia importante anche se non si crede, e se si crede di non credere è come non credere di credere, e credere è sempre importante perché bisogna credere anche se non si crede e non è credendo di non credere che si crede veramente, ma chi crede di non credere non crede di credere ma crede veramente pur non credendo. Bisogna sempre credere anche se non si crede, perché credendo a ciò in cui non si crede si crede a ciò in cui non si crede non credendoci di credere che è come credere anche non credendoci, questo noi crediamo.
Eppoi anche chi non crede sa che la Chiesa è importante e la Chiesa è buona e giusta e la Chiesa sa cosa è giusto per noi che non crediamo credendo di non credere pur credendo, e la Chiesa non si può fare senza perché è l’unica che può garantire la vera libertà che è quella di credere di non credere credendo di credere che non si crede in ciò in cui si crede credendoci.

Orsù, andiamo tutti nel Cortile dei Gentili, dove ci divertiremo e ci butteranno le noccioline e saremo tutti felici e credenti!

(faccia perplessa) Spero solo che il pallone ce l’abbiano loro, perché a noi hanno detto di non portarlo...
fine
sipario

giovedì 13 gennaio 2011

Ateo, no grazie - 10



Terra, anno 4,415,201,500 dalla nascita del pianeta.

Un ominide molto stimato presso la sua comunità di cavernicoli, stregone e guida spirituale dei dodici ominidi in tutto (più qualche capra preistorica e un dinosauro in agguato permanente che cerca sempre di mangiarseli ma non ci riesce mai; lo chiamano 'tiranno silvestro') che compongono la sua tribù, sta seduto davanti al fuoco. Fuma un'erba allucinogena ed è incazzato perché la sua cavernicola non gliela ha data: «ho il mal di testa», gli ha detto. In più, deve dire sempre qualcosa a quegli idioti che pendono dalle sue labbra, e non ne ha voglia. Vorrebbe che imparassero a cavarsela da soli, una buona volta: e poi perché proprio a lui è toccato il ruolo del santone? Solo perché ha i piedi più lunghi e piscia più lontano?

E' la notte del plenilunio, la festa del sosltizio d'estate, il culmine di un periodo dedicato al culto delle anime sacre vaganti sulla terra, che guidano la comunità verso il radioso avvenire e verso i consueti bagordi. La comunità pende dalle labbra dell'ominide stregone, è ansiosa di conoscere la verità rivelata. Tutti fumano l'erba, nella grotta aleggia una sottile nebbia sugli sguardi inebetiti della piccola comunità.
L'ominide stregone fa per parlare, si alza, ma subito inciampa, barcollando, su un sasso e pianta una lunga serie di bestemmie irripetibili sia nella preistoria che in tutte le ere successive. Il piede destro gli fa male e quindi lo tiene alzato. Sta dietro il fuoco, sul'entrata della caverna, e la sua figura, illuminata dal basso, è resa tremolante dal fumo dell'allucinogeno. Indica la sua cavernicola, e finalmente proferisce parola:

«Che tu sia maledetta perché non me l'hai data, a me che ho voglia! E guai a tutti voi se vi mettete a ridere, pensate piuttosto ai cazzi vostri!»
E così dicendo si mette il dito indice nel naso cacciandone fuori una breccola di discrete proporzioni che, nei fumi della droga, si mette in bocca e deglutisce. Poi si volta su se stesso mentre conclude:

«E mettete in ordine qua dentro, se volete dormire su un pavimento pulito, questa è la prima regola, zozzoni! Adesso me ne vado, ma quando torno voglio vedere se mi aveve dato retta!»
Si incammina nella notte verso la collina antistante la grotta, con una scorta di erba, per stare un pò da solo. Non tornerà mai più: il dinosauro se lo mangerà, finalmente.

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Terra, anno 4,415,221,500 dalla nascita del pianeta (ventimila anni dopo).

L'erede del grande stregone si affaccia al balcone davanti al tempio, di fronte a ottomila fedeli in piazza e otto miliardi collegati in mondo visione via cavo, via web e digitale terrestre (per questi ultimi il segnale è alquanto disturbato). Egli domina il mondo e lo guida con la sua antica saggezza.
Parla al popolo dei fedeli, che sta in attesa della predica settimanale. Appeso al balcone lo stendardo raffigurante un cane con un triangolo dietro la testa e il pene scintillante in evidenza, e in erezione. Ai due fianchi dell'anziano padre spirituale, due donne in tunica bianca spolverano incessantemente il parapetto e lavano le finestre; sulla tunica hanno disegnata una freccia dorata che punta in direzione della vagina.

«Che il Santo Canide vi benedica», esordisce il patriarca alzando la gamba destra nel gesto sacro
«A te la diamo» rispondono le donne in coro alzando la gamba destra, mentre gli uomini rispondono enfaticamente: «Sono sempre cazzi miei», alzando anche loro la gamba destra.
E mentre assistono, passano una scopa rituale per terra, raccogliendo la polvere con una paletta benedetta.

«Fratelli, il nostro Santo Canide oggi ci ricorda che per realizzare noi stessi dobbiamo tenere le nostre case pulite e ordinate, in spirito di servizio e per servire la verità, come il Primo Profeta fece all'inizio dei tempi obbedendo al Santo Canide. Nell'attesa che egli torni dalla Sacra Collina, quando egli dovrà trovare il mondo pulito e ordinato, e noi Zozzoni dovremo dimostrare di saper dormire sul pavimento lindo della nostra casa e della nostra coscienza».

«Siano fatti i cazzi nostri»,
risponde in coro il popolo, mentre lucida chi una maniglia di ottone, chi una posata d'argento, chi lava a secco una tendina e chi dà la cera a un paio di scarpe di pelle, tutta roba portata da casa e benedetta dai sacerdoti prima della funzione solenne.

«Le donne» prosegue il vecchio capo spirituale puntando il dito verso la platea dei fedeli «ricordino di darla sempre al loro uomo, per compiere la volontà del Santo Canide e redimere se stesse e il mondo degli Zozzoni dal peccato originale, dall'antica maledizione del Primo Profeta».

«A te la daremo sempre»
 rispondono in coro le donne, sempre reggendosi sulla sola gamba sinistra

«Gli uomini siano solerti e perseveranti nello spazzare il pavimento, e si guardino bene dal ridere, come ci ammonisce il nostro Santo Canide mediante il Profeta dalla notte dei tempi».

«Siano fatti i cazzi nostri»,
risponde in coro il popolo maschile, sempre con la gamba destra alzata.

«Nel mondo di oggi, noi figli della Creazione dobbiamo arginare l'avanzata del relativismo etico che impone costumi lascivi e immondi, di chi crede di poter ridere liberamente e che la risata renda l'uomo libero e affrancato dalla verità. Noi sappiamo che egli ci ammonì dal ridere, perché nella seriosità sta l'essenza della fede, e in questo modo avremo la salvezza e potremo accogliere in pulizia e ordine il ritorno del Primo Profeta. Questo è il messaggio che dobbiamo diffondere nel mondo, se vogliamo redimerlo», conclude il vecchio patriarca immobile sulla gamba sinistra.

«Dunque, che ciascuno di noi tenga sempre accesa l'aspirapolvere, pronta la varechina e ben lucidi gli ottoni, se ci faremo trovare con la scopa in mano a tirare su l'ultimo granello di polvere nell'ultimo dei giorni che il Sacro Canide ci darà, allora avremo sconfitto la morte e saremo liberi, nella comunione degli spazzini e delle lavandaie, insieme al nostro Creatore. Sia fatta la sua volontà».

«A te la daremo», «Siano fatti i cazzi nostri».
Poi, il patriarca con gesto enfatico e nel silenzio composto della piazza, si infila il dito indice nel naso, ne tira fuori una piccola caccola, la alza al cielo, bisbiglia una formula rituale e se la mette in bocca.

Segue benedizione urbi et orbi.

giovedì 16 dicembre 2010

Closer



Play. Non è una buona idea, essere qui. La luce fioca e gialla dei lampioni, l'erba umida, odore di terra, ombre che si muovono come fantasmi. L'odore che c'é nell'aria è droga pura, foschia, testosterone, fulmini invisibili, scariche elettriche lungo la spina dorsale. E' specchio e mi riflette.

cinquanta secondi. (help me). I passi nell'erba, l'arbusto oscuro, ombra, ombre, tutto ruota intorno a quest'ombra, l'origine dell'universo. Qualcosa si rompe dentro di me, lotta, va in frantumi, crolla; (help me) un'ombra mi segue, ha scelto me, le altre si dissolvono. Elettricità nella gabbia toracica, si propaga veloce, su fino ai capelli e giù fino alla punta dei piedi. Non ho un'anima stasera, baby, lascia stare. Ma ancora si spezza, dentro di me, va in mille pezzi, annulla la gravità. Mi volto per andare via, (help me) non ho un'anima da vendere stasera.

Drum machine. Erba calpestata, l'ombra mi segue, ha scelto me.

un minuto e 25 secondi. Aiutami a diventare qualcun altro, aiutami a fuggire da me stesso. Mi fermo ad ascoltare crollare tutto dentro di me, chiudo gli occhi, alzo la testa, siamo al vertice dell'universo. Freddo che punge, buio, synth e drum machine, mi afferra da dietro, non oppongo resistenza, precipito nel vortice, vertigine, salto in un altro universo. Voliamo, letteralmente, nell'ombra. (help me) Raccogliere i cocci, provarci, e forse domani saprò chi sono, ma mentre il calore del suo corpo si propaga nel mio, potenza dilagante, tutto è in frantumi di nuovo, fino alle fondamenta. Preso nella tela. Allora portami vicino a dio, portami vicino a dio. un minuto e cinquanta secondi. Mi volto, lui è dio. (help me) Mi inginocchio, tu puoi avere tutto di me, a partire dall'interno, radi al suolo ciò che ho dentro, la tua potenza è immanente, la tua distruzione è vita. Violare, penetrare, dissacrare, puoi avere tutto, solitudine, odio, assenza di fede. Tu sei il mio dio, trasformi le mie macerie nella tua vittoria. Mi nutri con la tua carne, sapore salmastro, il mio dio mi domina. due minuti e trentasei secondi. Buio, il mio dio canta (I wanna fuck you like an animal), il mio dio canta (I wanna feel you from the inside) il mio dio mi rende perfetto. Assaporo il mio dio. Il mio dio mi possiede (through every forest, above the trees...).
4 minuti e dieci secondi. synth, drum machine, carne, sudore, seme; vibra, genera, respira. Entra in me per rinnovare, ricostruire, spinge, trasforma, dà nuova vita. Miele e sangue. Il cuore pompa sempre più forte. Il mio cuore batte all'unisono col suo. (help me). cinque minuti e cinquantacinque secondi. Il mio dio mette il suo sigillo dentro di me, ora appartengo al mio dio. sei minuti e dodici secondi. stop. il mio dio mi ammanetta dietro la schiena e mi porta via verso la luce. Sono un uomo nuovo, sarò suo per l'eternità.

Questo racconterò in questura.

mercoledì 3 novembre 2010

Il porta balle



driiin

pronto? Bartolomeo?

chi è?

sono Giacinto.

a quest'ora? cosa vuoi?

abbiamo del lavoro da fare.

che è successo?

il padrone... ha parlato.

oh no, ancora? cos'ha detto stavolta?

beh, siamo ancora qui a quel convegno degli importatori di frutta esotica, e...

lo so. allora?

... e alla cena di gala che seguiva c'era anche l'ambasciatrice della Strogonia

e quindi?

insomma, il padrone era euforico, e a tavola stavano parlando del mercato europeo delle banane...

no!

si! ha detto che il nostro paese è conosciuto in tutto il mondo per la qualità delle sue banane (pare abbia anche accennato un gesto con le mani che non ti sto a descrivere), e che quando era giovane viaggiò in Strogonia, e molte donne strogote facevano la fila per -come dire- vedere la sua mercanzia.

che disastro!

aspetta, non è finita. ha aggiunto che gli pareva di riconoscere nell'ambasciatrice una di quelle donne

nooo!

si! e adesso? che modello di smentita usiamo?

proviamo col 2A?

il "sonostatofrainteso"? no, c'era troppa gente, troppi testimoni. piuttosto il 9C...

non credo funzionerebbe il "èuncomplottocomunista", gli importatori di frutta esotica sono noti per il loro collateralismo al partito del padrone. allora è meglio il 3bis...

il "nonhomaidettoquellefrasi"? non è molto diverso dal 2A. altre proposte?

bisogna inventare qualcosa di nuovo. mmm... e se modificassimo il 9C?

come?

fammi pensare...

per esempio trasformandolo in "èuncomplottocattocomunista", un '9C2'?

ma alla cena non c'é anche monsignor Danarini?

si.

figurati, quello serviva la messa nella cappella privata del rifugio di Hilter! come fai a farlo passare per comunista, con o senza 'catto'?

uff... e allora che facciamo? usiamo il 7F, "voigiornalistiviinventatetutto"?

no.

il 12D, "letogherossesonounaminaciaperlademocrazia"?

no, è troppo anche per noi.

cazzo, ma qualcosa bisognerà pur dirla! la pagnotta ce la vogliamo guadagnare si o no?

questa pagnotta comincia a non piacermi più...

non farti venire crisi di coscienza, se ci tieni alla poltrona.

mamma mia, Giacinto, sono stufo di non poter esprimere liberamente il mio pensiero e di dover sempre riportare quello del padrone

è il tuo mestiere. allora, che facciamo?

non lo so. e non mi interessa, sono fuori servizio.

noi siamo sempre in servizio, come i pompieri!

a proposito di pompe...

si, si, il padrone ha detto che forse ce ne lascia qualcuna, ricordi?

si ma quando? se devo sempre metterci la faccia sparando cazzate per difenderlo, almeno voglio trombare come lui!

Bartolomeo, non ti riconosco più...

sono stufo di fare il portaballe, ho una dignità anche io!

calmati...

non voglio più soldi, voglio più gnocche!

va bene, va bene, ma adesso aiutami, c'é la stampa, c'é la tv, devo andare a dire qualcosa...

arrangiati. ciao

click

pronto? pronto Bartolomeo? vigliacco, non mi abbandonare!


si rimette il cellulare in tasca, sospira ed esce per affrontare la stampa. un'orda di giornalisti gli si fa addosso, decine di microfoni gli vengono sbattuti sotto al naso

primo giornalista: onorevole, può confermare le dichiarazioni del presidente?

beh... guardi, il presidente voleva essere carino con l'ambasciatrice strogota...

ma le ha detto che lei conosce bene la sua banana!

ecco... ehm... era una carineria, (visibilmente imbarazzato) vede in strogonia è un complimento comune e...

secondo giornalista: la fast press ha appena battuto un'agenzia: il ministro degli esteri strogoto presenterà una protesta formale presso la nostra ambasciata

vedrà che si chiarirà tutto, siete voi che state facendo un caso di una semplice battuta, il presidente...

se era una battuta perché l'ambasciatrice sta andando via lasciando il banchetto a metà?

ma no... siete voi che fraintendete... ecco... lei sta andando al bagno

ma sta salendo sulla limousine!

è un complotto comunista che ha spostato le toilettes in giardino... eppoi è risaputo che tutti gli strogoti hanno il bagno in macchina...

la villa è piena di toilettes, onorevole

terzo giornalista: che conseguenze ci saranno per il mercato della frutta, onorevole?

le banane andranno sempre... cioé, no, volevo dire...

quarto giornalista: cosa risponderà il ministro degli esteri?

quinto giornalista: il presidente si scuserà?

è colpa delle toghe rosse... i precedenti governi ci hanno lasciato tante mele marce e nessuna banana... cioé...

onorevole, come si muoverà il governo?

... le banane tireranno sempre grazie al presidente... no, volevo dire... (suda, si allenta la cravatta)

onorevole! onorevole!

... i cattocomunisti non hanno la banana... cioé... la sinistra ha l'invidia della banana... no...

onorevole, ma cosa sta dicendo?

... noi abbiamo la banana dura... no, volevo dire... io amo il mio presidente... l'ambasciatrice non tromba! nooo, scusate, sono stato frainteso! io...

onorevole! il santo padre ha appena protestato contro la decadenza dei costumi in politica...

...i costumi calano sempre davanti al presidente, e anche le mutande... oddio no, volevo dire...

onorevole, i sondaggi danno il suo partito in calo!

... che il presidente ha la migliore banana degli ultimi 150 anni... no! aspettate, volevo dire...

è impazzito, chiamate un medico

... più banane per tutti, promessa mantenuta! (urlando)

suono di sirene, ambulanza, lo caricano e lo portano via.


il presidente dà sempre la sua banana a chi ne ha bisogno! voglio una bananaaaa! (piangendo)


La strogonia dichiara guerra al Paese. La guerra durerà trent'anni.

venerdì 16 luglio 2010

30 stabs




Someone took away
my breath in this world
only 'cause I asked for a little love
only 'cause I asked for a little love

In the dark of the hedge
in the silence of the Gods
nobody listened
nobody knew
I was looking for a little love

I've looked up there in the sky
I've looked down here in the flesh
nobody knew
nobody saw
I was looking for a little love

If only I could explain
If only you could see
If only you could give me peace
If only we could give us love

I found it in the darkness
I found it in the pain
nobody knew
I was looking for a little love

I found it in the folly
I found it in the ground
nobody knew
I was looking for a little love

So you took away my breath in this world
only 'cause I asked for a little love
only 'cause I asked for a little love

mercoledì 14 luglio 2010

Annullate i mondiali!



In finale ai mondiali sono arrivate due nazioni laiciste, materialiste, individualiste, comuniste e anticristiane, e una ha persino vinto la coppa del mondo! Come è stato possibile? Noi lo sappiamo: è stato un complotto massonico, giudaico e pederasta della FIFA e del Polpo Paul, che è evidentemente comunista, infatti predilige il rosso.

Inoltriamo una vigorosa protesta affinché la finale venga annullata, la coppa requisita al regime omosessuale di Zapareto che sta distruggendo la famiglia tradizionale fondata sul matrimonio eterosessuale, e rimessa in gioco -la coppa- nella prossima edizione della Clericus Cup, unico torneo veramente internazionale, interrazziale, interculturale, interbancario, che per l'occasione vedrà la partecipazione della squadra degli 'Atleti di dio', il Brasile: giovani di sani principi (e pazienza se qualcuno è negro, non si può avere tutto...), devoti, casti e poveri come dio comanda, perché ciascuno di loro segue la raccomandazione di nostrosignoregesùcristo, e cioé ogni giorno va, vende tutto quello che ha e lo dà ai poveri. E per fare prima ci vanno con la loro Porsche Cayenne, per dare l'esempio a quei lavativi delle favelas, che si vendono anima e corpo ai preti comunisti (anatema!).

Mons. Card. S. Maria Papponi
Prefetto Della Sacra Congregazione Per La Spartizione Dello Sterco Del Diavolo Virgola Che Non Puzza Poi Così Tanto Punto

martedì 22 giugno 2010

Progresso



La prima volta la notizia passò del tutto inosservata, un trafiletto nelle pagine di cronaca locale, solo due quotidiani nazionali e solo una tv regionale ne diedero un brevissimo accenno, e solo il giorno dopo:

"Scendendo dall'autobus dalla porta centrale di fronte all'università, un ventenne -probabilmente uno studente- ha urtato con la spalla con violenza tre persone che nello stesso momento stavano salendo utilizzando la stessa porta senza attendere l'avvenuta discesa degli altri passeggeri, sbattendole a terra: una di queste persone, un uomo di circa cinquant'anni, ha battuto con la testa sul retrovisore di una macchina parcheggiata sullo spazio delimitato per la fermata, medicato al vicino ospedale ne avrà per sette giorni. Testimoni affermano che il ragazzo, visibilmente irritato dalle proteste dei malcapitati e degli altri passeggeri in salita, ha reagito con ulteriore inaspettata violenza, e usando il suo tubo porta progetti come un'arma, ha iniziato a percuotere quelli furiosamente, gridando
- "dalla porta centrale si scende e non si sale, non vale, non vale!".
Bloccato da una volante che passava di lì per puro caso, il giovane è stato accompagnato in questura dove però, misterosamente, è riuscito a far perdere le proprie tracce".
Anche la seconda volta la notizia passò inosservata, confusa nel mare magnum delle pagine di cronaca dei quotidiani di un'altra città:

"Terrore all'ufficio postale: nella filiale di piazza Garibaldi si è sfiorata la rissa tra utenti in fila per pagare la bolletta e prendere la pensione; secondo le prime ricostruzioni, è dapprima sorto un alterco tra una pensionata che tentava di scavalcare la fila e una giovane -non ancora identificata- che invece attendeva pazientemente il suo turno. Quest'ultima avrebbe richiamato l'anziana al rispetto di tutti gli altri utenti, tra i quali altri anziani, che invece avevano aspettato lungamente il loro turno, invitandola, se stanca, a sedere su una panchina in attesa del proprio turno e a non abusare della propria età per ottenere un immeritato privilegio. Pare che l'anziana donna abbia invece insistito e si sia accomodata subito allo sportello nonostante le proteste della ragazza; la quale, improvvisamente, avrebbe sottratto il bastone alla donna e l'avrebbe usato per percuoterla ripetutamente, gridando nel frattempo
- "con la furbizia non si supplisce alla pigrizia, è un'ingiustizia, è un'ingiustizia!".
La ragazza è stata bloccata dalle guardie giurate prontamente accorse mentre si dirigeva a grandi passi verso l'impiegata che poco prima, non curandosi della disputa, stava cominciando a servire la signora nonostante non avesse rispettato la fila.
L'anziana pensionata è stata ricoverata con fratture multiple ed è in pericolo di vita, mentre la ragazza nel parapiglia generale è riuscita misteriosamente a far perdere le proprie tracce".


La terza volta accadde nella stessa città della prima, e capitò che ad occuparsene fu lo stesso cronista che scrisse del ragazzo alla fermata dell'autobus; i due episodi furono dapprima messi in relazione, in coda all'articolo, ma già il giorno dopo, visto che gli identikit dei due protagonisti non coincidevano, l'ipotesi cadde:

"Nel centro commerciale SuperMegaUltra vicino alla tangenziale, un commerciante di abbigliamento è stato aggredito da un cliente, un giovane che stava acquistando un cappello: questi, pagata la cifra dovuta per il capo, stava -affermano alcuni testimoni- aspettando che il negoziante gli desse la ricevuta di pagamento. Pare che quest'ultimo invece affermasse di avergliela già data, ma il giovane negava decisamente e avrebbe alfine chiesto di verificare sul registratore di cassa se effettivamente pochi istanti prima fosse stato emesso uno scontrino dell'esatto importo del cappello acquistato; al rifiuto del commerciante, il cliente avrebbe dapprima dato in escandescenze minacciando di chiamare la Guardia di Finanza, poi, saputo (da un commesso del negozio che glielo avrebbe riferito invitandolo a rassegnarsi) che proprio in quell'arma lavorerebbe un parente del commerciante, compresa l'allusione ha improvvisamente danneggiato un manichino indossatore nella vetrina del negozio al quale ha divelto un braccio, che ha usato per colpire violentemente e ripetutamente il commerciante sul volto e sulla testa (medicato al locale pronto soccorso, ne avrà per almeno un mese) gridando
- "commerciare non vuol dir rubare, non si può fare, non si può fare!";
bloccato dai commessi del negozio e di due negozi adiacenti, il giovane è stato condotto a forza (non senza fatica, affermano i testimoni) nei locali della security del centro commerciale, da dove però, mentre si attendeva l'arrivo delle forze dell'ordine, sarebbe riuscito misteriosamente a dileguarsi e a far perdere le proprie tracce".
La quarta volta non poté passare inosservata, perché ci scappò il morto; ciononostante, nessuno pensò a mettere l'episodio in relazione coi primi tre:

"Follia nel traffico della capitale. Nell'ora di punta sul lungofiume trafficatissimo come al solito un autobus della linea 1 non riusciva ad effettuare la consueta svolta per il Viale prevista dal suo percorso a causa di un'auto di lusso ferma in doppia fila -come accade spesso- che impediva di manovrare. Il proprietario dell'auto era all'interno dell'abitacolo, così l'autista del bus ha dapprima lampeggiato, più volte, poi suonato ripetutamente il clacson per farsi notare dall'automobilista, indifferente alla situazione e impegnato in una conversazione al telefono cellulare. I viaggiatori sull'autobus, che poi hanno testimoniato, hanno riferito che l'autista, impassibile, dopo aver tentato con ogni mezzo di far spostare l'automobilista, visto anche la lunga fila di auto ferme alle spalle del suo bus, ha tentato ugualmente di manovrare; constatata l'impossibilità, sempre impassibile (riferiscono sempre i testimoni) ha preso una leggera rincorsa e poi cominciato a spingere l'auto col bus. Alle rimostranze dell'automobilista, finalmente "accortosi" della situazione, l'autista ha accelerato ulteriormente fino a spingere l'auto e il suo occupante sul ciglio dello strapiombo sul fiume, travolgendo le transenne che in quel punto delimitavano l'area di lavori di restauro del parapetto, che infatti era totalmente assente. Quindi, mentre canticchiava (qualcuno giura d'aver sentito)
- "la tua prepotenza danneggia tutta l'utenza, ho perso la pazienza, ho perso la pazienza!",
con un'ultima sgasata ha buttato giù l'auto e il suo occupante. Per quest'ultimo, i sommozzatori prontamente accorsi non hanno potuto far altro che constatare il decesso per annegamento; l'autista invece ha proseguito imperturbabile, effettuando la successiva fermata (alla quale sono scesi tutti i passeggeri, impauriti) e indi proseguiva la corsa fino al capolinea dove si è dileguato facendo misteriosamente perdere le proprie tracce. E' ricercato e tutt'ora irreperibile".



I successivi episodi, man mano più frequenti, furono finalmente notati da cronisti e investigatori e messi in relazione tra loro: si scrisse di persone di ogni tipo - uomini e donne, giovani e anziani, di ogni ceto sociale, da soli o in gruppi disomogenei - che perdevano il lume della ragione all'improvviso (o almeno così pareva) e compivano gesti inconsulti, sempre violenti e spesso persino fatali per chi ne era oggetto, ma tutti accomunati da una singolarità: gli oggetti di questi improvvisi raptus erano persone che avevano appena commesso una qualche infrazione, anche piccola, al codice della strada o violazione al codice civile, o a qualche regolamento particolare, o comunque un sopruso ai danni di qualcun altro.
Motociclisti che guidavano sui marciapiedi buttati giù e linciati da folle materializzatesi improvvisamente e altrettanto velocemente dissoltesi, padroni di cani che non avevano raccolto le deiezioni del loro animale si vedevano improvvisamente sequestrato l'animale da un passante qualsiasi, mentre un altro passante lo sbatteva violentemente con la faccia sull'escremento stesso, provocandogli fratture più o meno gravi, oltre alla spiacevole conseguenza di dover praticamente ingoiare o respirare l'escremento; casalinghe che innaffiavano le loro piante facendo cadere tutta l'acqua sui chi transitava sulla strada sottostante venivano prese al lazo (anche fino al quinto-sesto piano) e trascinate giù, perdendo la vita schiacciate sul marciapiede; impiegati sgarbati e incompetenti si prendevano terribili pugni in faccia da utenti occasionali che spesso li mandavano in coma irreversibile; passanti che avevano gettato in terra qualche rifiuto, anche piccolo, venivano percossi e malmenati seduta stante, insospettabili massaie giravano con pesanti scarponi chiodati che usavano per passare sui cofani delle vetture parchgeggiate sui marciapiedi e sulle strisce pedonali, e se il malcapitato automobilista era ancora nella sua auto veniva tirato giù e massacrato con quegli stessi scarponi. I ladri e gli scippatori, poi, venivano immancabilmente giustiziati sul luogo del loro reato, spesso in modo particolarmente cruento.

L'epidemia di violenza, nel corso dei mesi e degli anni successivi, si spinse man mano sempre più su nella scala sociale: politici e amministratori, dapprima locali ma successivamente anche nazionali, se venivano colti con le mani nel sacco a truffare o mentire, sperperare denaro pubblico, corrompere, non mantenere promesse fatte o prendere decisioni contro l'interesse della collettività, non avevano scampo: ovunque andassero c'era sempre qualcuno che gliene chiedeva conto e poi gliela faceva pagare in modo cruento, spesso con la vita, e lo stesso a esponenti corrotti o mentitori del clero e delle altre associazioni ed enti pubblici e privati, di ogni tipo: banchieri, managers, direttori, preti e vescovi, nessuno era al sicuro.
Gli ospedali riempivano pronti soccorsi, reparti di ortopedia, sale operatorie e obitori ad un ritmo oramai insostenibile.

E, fatto inquietante, nessuno degli autori di queste efferatezze era mai stato arrestato: se venivano presi sparivano misteriosamente dalle questure, oppure le telecamere non registravano nulla, nessuna testimonianza era decisiva per la loro cattura. Gli investigatori brancolavano nel buio e neppure l'esercito, mandato dal Governo, fu d'aiuto.

La gente aveva paura di uscire e girare per la strada come faceva un tempo, le mamme tenevano al riparo i loro bambini e non li mandavano più a scuola, impiegati e operai cambiavano strada ogni giorno per andare a lavoro, i benestanti assoldarono delle scorte private. Migliaia di persone, nell'impossibilità culturale e caratteriale di vivere in maniera civile e rispettosa del prossimo, si barricarono in casa; molti furono trovati morti di fame e di sete.


Finché qualcuno cominciò a capire, e, forse per questo o forse per sempilce paura, fu sempre più raro veder compiere infrazioni o violazioni, piccole o grandi, o semplicemente gesti maleducati e irrispettosi del prossimo nel quotidiano. In pochi mesi, il livello di civiltà della popolazione del Paese cambiò radicalmente e migliorò di molto.
Regnavano la pace e l'ordine, che consentirono un progresso ed un aumento del benessere collettivo anche a livello economico. La corruzione e la criminalità furono debellate, l'amministrazione della cosa pubblica diventò irreprensibile, le libertà individuali, i diritti civili e la tolleranza reciproca crebbero di molto.
Il Paese viaggiava a gonfie vele verso un futuro radioso.


Così, durante i botti di una notte di capodanno, nessuno fece caso a quel lontano stormo di astronavi di forma indefinita che, emettendo una lunga scia di luce blu, guadagnava dapprima il cielo, poi lo spazio infinito.

giovedì 15 aprile 2010

Non è colpa nostra!



Noi non c’entriamo niente, siamo innocenti, e non è nemmeno colpa del celibato sacerdotale, cari figlioli, invece è colpa:

degli omosessuali
del ’68
della liberazione sessuale
del femminismo
dei massoni
dei perfidi giudei
dei garibaldini
della Magistratura
dei bambini
della pecora Dolly
dei laicisti
del materialismo ateo
di Briatore
del relativismo etico
della teoria dell’evoluzione e di Darwin
della Bonino
della secolarizzazione della società
di Madonna
delle centrali nucleari
del consumismo sfrenato
della cattiva televisione
dei chierichetti
di Odifreddi
della crisi finanziaria mondiale
di Aldo Busi
di uno smottamento
dell’informazione comunista
del mago Otelma
degli OGM
di un terremoto
di Stalin e Lenin e Michele Santoro
dell’inversione del campo magnetico terrestre
di Groucho Marx
del buco nell’ozono
degli immigrati musulmani
della precessione degli equinozi
dei reality show
dell'uragano katrina
della sinistra
delle baleniere giapponesi
dell’asteroide XcVz-kk 5658
del riscaldamento globale
dei comunisti
dei Beatles... anzi no, dei Rolling Stones
del calendario Maya
del calo dell’otto per mille
di Bin Laden
della Spectre alletata con Goldfinger
dei raggi cosmici
del Parlamento europeo
di Moggi
dello sciopero dei controllori di volo
di Rockerduck, la Banda Bassotti e Gambadilegno
del crollo di Wall street
del Big Bang
...

(aggiungete a piacere)

giovedì 1 aprile 2010

Black out - 3



(Segue da qui)

Massimo -per gli amici Max- si infila abilmente nel portone approfittando di un condomino che esce a portare fuori il cane; il cane ringhia, il padrone lo tira via strozzandolo col guinzaglio. Prende l'ascensore e spinge con decisione il tasto col numero nove, si aggiusta il colletto della camicia guardandosi allo specchio. Quindi esce sul pianerottolo, constatando che la luce nella plafoniera è fuori uso, si vede solo con quella che viene dal piano di sotto.
Sale ancora una rampa di scale, nella semioscurità, si trova su un piccolo pianerottolo con due sole porte: una, al centro, è sicuramente quella della terrazza condominiale, l'altra, alla sua destra, è un appartamento, con tanto di campanello a fianco. Prende l'acendino e lo avvicina per leggere il nome: non c'é scritto nulla, un pò se l'aspettava. Dietro di lui una finestrella col vetro opaco aperta a libro. Massimo -per gli amici Max- scosta l'antina e guarda giù: con un senso di vertigine -che la coca che ha tirato non gli evita- si accorge che non riesce a scorgere il suolo, di sotto, vede solo un'indistinta foschia e nessun contorno identificabile come una strada, o un parcheggio, una siepe. Ma l'orizzonte c'é, e la Luna vista da là sembra ancora più grande, e vicina, la può quasi toccare tendendo la mano.



Torna a guardare la porta. Da sotto non filtra alcuna luce, ma ne esce un odore pungente, come di resina, fresco, appena percettibile; un refolo d'aria scorre e gli rinfresca le caviglie (finestre aperte?) per un attimo. Accosta l'orecchio al legno della porta: appena percettibile un fruscio indistinto. Qualunque cosa sia è un segno che qualcuno c'é. Bene.
Massimo -per gli amici Max- si fa coraggio, si aggiusta la camicia tirandola verso il basso e preme con decisione il campanello.



Che però non emette alcun suono, almeno non udibile dall'esterno. Accosta di nuovo l'orecchio alla porta, poi suona ancora, perplesso. Infine si decide a bussare . Ed è così, appoggiando solo una volta il pugno sul legno che la porta si scosta per qualche millimetro: aperta! Massimo non riesce a capire: tuttavia spinge lentamente la porta, e nell'oscurità (porta dimenticata aperta, serratura guasta?) scorge un piccolo ingresso, una luce fioca, gialla, colpisce di sbieco la parete di fondo, a nemmeno un metro dalla porta, vecchia carta da parati a righe verticali, righe di muffa. Una ventata di aria profumata l'avvolge: di nuovo resina, odore di sottobosco, terra bagnata. Ottimo profumatore d'ambiente, pensa non del tutto convinto, mentre si fa coraggio e muove il primo passo all'interno, senza nemmeno chiedersi se deve, se è giusto.
Le scarpe scricchiolano sui marmettoni umidi, alcune mattonelle sono malferme; Massimo volta l'angolo e...




(continua)

martedì 23 febbraio 2010

Ateo? No, grazie - 9



atto unico

sipario
scena:


Un cortile, un chiostro con porticato; spazioso, luminoso.
Ad un estremo un pesante portone in legno a due battenti; all'estremo opposto: un podio composto da un trono e due sedili a fianco, uno a destra e uno a sinistra, antichi, in legno istoriato e lamina d'oro. Sul trono siede un cardinale in tenuta da cerimonia solenne, due vescovi siedono al suo fianco, bardati allo stesso modo.
Al centro del cortile un lungo tavolo, disposto longitudinalmente, imbandito con ogni ben di dio: carne, frutta, dolci...
Ai lati del tavolo, da una parte e dall'altra, alcuni altri cardinali e vescovi e una fila di una decina di preti e seminaristi molto giovani, tutti in abito talare e cappello 'saturno'. A guardia del portone, dal lato interno, due guardie svizzere impettite, con l'alabarda.

Il portone si apre cigolando, spinto da altre due guardie svizzere che stanno all'esterno: in mezzo a loro un uomo in piedi esita, sbirciando dentro. E' vestito con scarpe sportive, jeans e una t-shirt bianca. Giovane, sulla trentina, porta un orecchino. Le guardie gli fanno cenno di entrare indicando con la testa il centro del chiostro.
L'uomo, vistosamente frastornato e intimorito, si incammina esitando. Le due guardie che stavano all'esterno restano al loro posto a guardia del portone, quelle che stavano all'interno seguono l'uomo passo passo, fino al tavolo imbandito, dove si fermano.
Davanti all'uomo, i tre sul podio lo guardano e tacciono, col volto senza espressione. Quando l'uomo si ferma davanti al tavolo, con espressione interrogativa, tutti e tre -all'unisono- sorridono, con un sorriso ampio ed esagerato.
Il cardinale lo benedice col consueto gesto della croce con le tre dita unite, dopodiché parla all'uomo.

"Benvenuto figliolo, benvenuto nel Cortile dei Gentili"

"ehm, grazie. io..."

"la ringraziamo" fa il primo vescovo "per aver accettato il nostro invito..."

"veramente mi hanno portato qui di peso quei due..." (indica dietro di sè le guardie)

"... a dialogare con noi" fa il secondo vescovo

Cardinale: "Santa Madre Chiesa vuole che anche i gentili odano la parola di Dio"

primo vescovo: "poiché anche dentro di voi esistono le domande fondamentali..."
secondo vescovo: "... e un sano atteggiamento di ricerca che deve essere assecondato..."

C: "...affinché, pur senza conoscerlo e prima che abbiate trovato l' accesso al suo mistero, Dio possa..."

pv: "... manifestarsi anche a voi... "

(l'uomo segue con lo sguardo i tre, spostando la testa dal primo al secondo e al terzo e poi di nuovo al primo e così via, mantenendo un sguardo tra il perplesso e l'ebete)

sv: "... come il Puro e il Grande, anche se rimane a voi ignoto..."

C: "... in questa società secolarizzata, dove sono ahimé smarriti i valori fondanti..."

pv: "... dell'umanità, anche voi..."

sv: "... non chiudete la porta e non restate nel vostro..."
C: "... timore di essere oggetto di evangelizzazione. Ha capito?"

uomo: "beh, io..."

pv: "lei è ateo, vero?" con sguardo interrogativo e ansioso, improvvisamente severo; i tre si sollevano dalle loro sedute sporgendosi in avanti; tutti nel cortile restano in sospeso in attesa della risposta dell'uomo, che alla fine, dopo essersi guardato intorno, risponde:
"Beh, in un certo senso..."

tutti emettono un sospiro di sollievo, i tre si risiedono.

uomo: "senta santità..." (un seminarista attira la sua attenzione con un colpetto di tosse, e gli fa cenno di no col ditino)

"ehm... eminenza, insomma, io stavo lavorando al cantiere tranquillo e sereno, all'improvviso arrivano questi due vestiti come a carnevale, mi prendono senza darmi una spiegazione e..."

viene interrotto con un gesto della mano dal cardinale.

C: "figliolo, noi vogliamo aiutarla; sappiamo che lei, in quanto ateo, ha un profondo bisogno di conoscenza della Verità..."
pv: "... perché la sua vita senza dio è incompleta..."

sv: "... e la stessa Chiesa Madre ha bisogno di condurre ogni anima al Signore..."

C: "... ecco perché lei è qui. Lei ha bisogno di noi!"
u: "io ho solo bisogno di portare a casa la pagnotta, se non torno subito in cantiere mi licenziano, quindi con permesso, è stato un piacere... " e fa per voltarsi, quando sente un oggetto appuntito infilarsi tra i suoi glutei: una guardia svizzera gli ha puntato l'alabarda sotto la schiena

C: "con calma figliolo"

(la guardia ritrae l'arma)

pv: "il dialogo è importante"

sv: "voi atei state sempre a dire che noi siamo intransigenti e assolutisti..."

C: "... per questo noi vogliamo che sia avviato un sano dialogo..."

pv: "... per il bene di tutti"

u: "ma... ma... io..."

l'uomo sente una mano sulle sue natiche, si volta e vede un seminarista, che ritrae la mano di scatto

seminarista:
"scusi, sa, volevo solo vedere se l'alabarda ha prodotto uno strappo nei suoi pantaloni"
sv: "ciascuno di noi ha in sé un non credente e un credente... "

C: "... che si parlano dentro, che si interrogano a vicenda, che rimandano..."

pv: "... continuamente domande pungenti l'uno all' altro"

sv: "lei sente dentro di sè una domanda pungente?"
u: "più che altro, un attimo fa sentivo qualcosa di pungente dietro di me"

C: "suvvia, non faccia battute infantili. lei avrà senz'altro dentro di sè una domanda..."
pv: "... urgente di spiritualità, avrà una..."

sv: "... legge morale che fa parte della natura umana..."
C: "... e l'impronta del Creatore. Lei ha tutte queste cose proprio dentro di sè"
"mettiamogli dentro anche una carota" fa un seminarista, subito zittito da un confratello con una gomitata nel fianco

u: "sentite, non fraintendetemi, ma io ho altre priorità che cercare un dialogo con voi, con tutto il rispetto, io..."

l'uomo sente una mano sulla coscia, si volta e vede un altro seminarista che gliela tasta

u: "ma insomma" scacciando il seminarista, che ritorna al suo posto camminando carponi e guaendo come un cane "che volete da me?"
pv: "si faccia evangelizzare"
sv: "ci permetta di portarle la buona novella"
u: "quale novella?"

"prego, favorisca", fa un terzo seminarista indicando il tavolo "si serva pure" e si sfrega le mani contento come una pasqua
visto che i tre sul podio stanno confabulando tra di loro, l'uomo sospira, si avvicina al tavolo e allunga la mano

"ma che fa?" gli urla di scatto il cardinale, indignato

"metta subito giù quella tartina!", gli fa eco il primo vescovo, perentorio

"quella è roba nostra!", ribadisce il secondo vescovo, con la faccia feroce
l'uomo rimane con la mano a mezz'aria, stupito, e rimette giù la tartina che aveva afferrato. poi dice:

"sentite, davvero, io non so cosa volete, ma avete trovato sicuramente la persona sbagliata, per cui io andrei..."

"figliolo", fa il Cardinale tornato mansueto, "lei è felice? riesce a dare alla sua vita" (si alza e avanza verso l'uomo) "un significato?"
"Conosce" fa il primo vescovo, alzandosi pure lui "il significato della parola speranza?"

"ritiene di avere un progetto ben definito di vita?" e il secondo vescovo si alza a sua volta

L'uomo riflette, mentre tutti lentamente si avvicinano a lui, poi deve ammettere:

"beh, non so esattamente, ma mia moglie è un po' di giorni che non me la dà, forse ce l'ha con me.."
i tre si fermano un attimo, nascondono a stento un moto di stizza, poi proseguono verso di lui girando intorno al tavolo
C: "lei è un uomo fortunato, figliolo"

pv: "la riapertura del Cortile dei Gentili voluto dal nostro beneamatosantopadre..."

sv: "... è un'occasione davvero speciale, qualcosa che..."
C: "... è accaduto raramente nella storia..."
pv: "... di Santa Madre Chiesa"

l'uomo volta contiuamente la testa per seguire con lo sguardo i tre che parlano, oramai vicini a lui, e si guarda intorno e alle spalle, vedendo che anche tutti gli altri si sono avvicinati. Non si sente affatto sicuro, e questo traspare dalla sua espressione, facendo fremere di una strana eccitazione tutti i presenti.
C: "la Chiesa vuole il dialogo..."

pv: "... vuole il bene comune..."

sv: "... e siamo qui a dimostrarlo..."
C: "noi dobbiamo dialogare, capisce?" mettendo l'accento sulla parola 'dobbiamo'

"basta parlare, qualcuno gli metta un limone in bocca" si sente pronunciare, mentre il cerchio si stringe intorno all'uomo
u: "aspettate, un momento, ma cosa..."
C: "su, figliolo, non ci deluda..." allungando le mani su di lui
pv: "... dialoghi con noi..." afferrando l'uomo per un braccio
sv: "... si faccia evangelizzare!"

il cerchio dei presenti si chiude intorno all'uomo. l'uomo urla. le due guardie svizzere rimaste fuori chiudono il portone.

Mentre si chiude il portone, si intravedono gli abiti dell'uomo che volano in aria; chiuso il portone si sentono da fuori rumori confusi di grida eccitate, mandibole che masticano, ossa succhiate.

All'esterno, una guardia svizzera dice all'altra:
"oggi è già il decimo"

"e a noi non tocca mai di dialogare?"

"già: mai che ne lasciassero un pezzetto anche a noi!"
Fine
sipario

lunedì 15 febbraio 2010

Montagne e bellezza



Le notizie dalla montagna (a cura di Mountain Wilderness Italia)

Ricordate Cresta Rossa? Nel 2005 MW con la propria denuncia ottenne la bocciatura del progetto di impianto che dal Passo dei Salati attraverso Punta Indren doveva portare a quota 3700 m sotto il Monte Rosa. Ma quello che la regione Piemonte aveva bocciato, la Valle d'Aosta ha portato avanti: alla fine di dicembre 2009 è stata inaugurata senza annunci la "funivia fantasma" (che oggi si ferma a Punta Indren), una valanga ha però rotto il silenzio travolgendo tre sciatori per fortuna senza gravi conseguenze. Ne riparleremo. Per rileggere la storia, www.mountainwilderness.it

La legge 113 del 29 gennaio 1992 recita così: è dato obbligo ai Comuni «di porre a dimora un albero nel territorio entro 12 mesi dalla registrazione anagrafica di ogni neonato». Da allora ad oggi avrebbero dovuto essere piantati nove milioni di alberi che però non ci sono. Si può denunciare lo scandalo, ma chi l'ha fatto ha dovuto rassegnarsi. La campagna dell'Onu denominata Unep (United Nations Environment Programme) prevedeva la piantumazione di sette miliardi di alberi entro il 2009, tanti quanti il numero degli abitanti della Terra. L'Italia si era impegnata per 36 milioni, ne ha piantati circa lo 0,1%.
www.unep.org/BILLIONTREECAMPAIGN

Eliski in Turchia. Sulla catena Kaçkar la nuova frontiera per i veri sportivi: "oltre 4500 kmq di superficie bianca, intatta, tra i 3700 e i 1500 m (...) 60 valli e 440 discese tra cui scegliere". Company d'heliski svizzera, fornitura del materiale a richiesta, servizio fotografico professionale per ogni gruppo di sciatori; in alternativa, ci sono anche le motoslitte. Il prezzo? Oltre seimila euro per nove giorni, biglietto aereo escluso. Non ci pare il caso di segnalare il sito Internet di riferimento...

Biodiversità. Secondo l’ultimo rapporto dell’IUCN in Italia si stima una diminuzione su base locale del 40% del patrimonio delle piante, mentre il 68% dei vertebrati risulta in pericolo; in Europa sono 571 le specie animali e vegetali sotto stretta minaccia di estinzione. Il Ministero dell'Ambiente mette a disposizione dei dipendenti pubblici un corso di formazione gratuito, a Bologna dal 1 al 5 febbraio 2010. Per informazioni www.formez.it

Materiali difettosi. L'UIAA offre sul suo sito un motore di ricerca che aumenta la sicurezza per gli alpinisti: si potrà infatti verificare se la propria attrezzatura sia stata oggetto di richiamo da parte dei produttori. Le pagine, in lingua inglese, raccolgono le segnalazioni aggiornate provenienti dalle aziende di tutto il mondo. www.theuiaa.org/certified_equipment.php

L’on. Massimo Romagnoli, nominato presidente dell’Ente Italiano della Montagna (EIM), annuncia una legge sulla montagna da realizzare ed approvare entro l’anno. L’EIM è l’ente pubblico di ricerca della Presidenza del Consiglio dei Ministri per le politiche e lo sviluppo socio-economico e culturale dei territori montani. www.montagne.rai.it

La circolazione dei veicoli a motore in Francia è vietata al di fuori delle strade pubbliche statali, dipartimentali e comunali, ma una nuova proposta di legge si prefigge di annullare questa disposizione. La proposta presentata prevede che nei comuni di montagna tutti i percorsi - tra cui anche i sentieri e le piste forestali - siano considerati percorribili e quindi aperti al traffico. www.cipra.org
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Montagna non è sinonimo di Luna Park, dove si va solo per puro divertimento, è un ambiente delicato, che ha bisogno di cure costanti, di tutela a volte rigorosa e decisa, di attenzione non solo 'ecologica' ma anche -e soprattutto- 'politica': ci vuole un occhio vigile perché gli attacchi di speculatori e cementificatori senza scrupoli sono pressoché quotidiani. Ci sono tracce storiche oramai indelebili delle devastazioni commesse da costoro; Pila, in Val d'Aosta, è un esempio illuminante: forse d'inverno, con la neve che copre quasi tutto, può essere un luogo 'sopportabile', ma d'estate è inguardabile. Scavata, spianata, recintata, palazzi orribili e completamente estranei all'architettura tradizionale locale, rumorosa (qualche anno fa ho rischiato di essere investito da un tipo su una moto da cross), piloni degli impianti di risalita che sovrastano le ferite dei disboscamenti selvaggi; in una parola: squallida. E totalmente inutile, se vogliamo, visto che io non avrei interesse a lasciare una brutta periferia urbana, dove vivo ogni giorno, e fare quasi mille km per andare a stare (pagando, per giunta) in una situazione simile, per squallore, ma solo più alta. Tanto vale restare dove sto, che risparmio pure.
Ma perché il concetto di bellezza, quasi sempre sinonimo di integrità, parlando di ambiente è così sottovalutato? Perché non 'rende'? Anche questo è sbagliato: seguitando con l'esempio precedente, io quei quasi mille km li farei volentieri, se sapessi di trovare un paesaggio incontaminato, una natura intatta, compreso il piacere di camminare (invece di farmi scarrozzare da una funivia che banalizza tutto) e scoprire da me stesso. E pagherei anche (e come me, tanta altra gente)! Perché nessuno ha il coraggio di investire su questo tipo di turismo?

La montagna, dicevo, richiede attenzione, ma ripaga con una bellezza senza pari, che non ha alcun prezzo e riempie l'anima. Ad avercela, s'intende.

Io ho scelto di sostenere
Mountain Wilderness, e faccio volentieri questa piccola 'propaganda' (spontanea, non richesta e non retribuita) alla associazione, che conosco per il suo impegno che va proprio nella direzione della tutela della bellezza cui ho accennato.
QB

giovedì 11 febbraio 2010

Black out - 2



(segue da qui)

All'uscita aveva avuto la visione della mulatta, come di una regina della disco anni '70, sui tacchi bianchi e il vestito viola attillato, i capelli sciolti e vaporosi, camminava diritta venendo da non seppe mai dove (l'avrebbe notata di certo, se fosse stata nella discoteca) e andando verso dove non capì, neppure quello. Nella nebbia della fatica delle sue fibre e della sua materia grigia, abbordò la ragazza pensando di pareggiare il conto col suo amico, ma appena la fissò negli occhi, alla fioca luce dei lampioni del parcheggio, impietrì e indietreggiò, spaventato, ne divenne schiavo, ne bramò il possesso più di ogni cosa, e perse il controllo delle sue gambe, lo sguardo fisso su di lei, la seguì e disse qualcosa, non ricordava cosa, ma si risvegliò dalla trance alcoolica e ormonale con in mano un biglietto con su scritto il suo numero di telefono. Circondato dagli amici che ridevano di lui, ricordava appena, come risvegliandosi dal sonno in quel momento esatto, che -forse- ella acconsentì a dargli il suo numero di cellulare purché la lasciasse in pace, e poi sparì verso il fondo semi oscuro del parcheggio, dove due luci e un motore acceso sembravano attenderla.

E' passato circa un mese, durante il quale ella non ha mai risposto alle sue telefonate, oppure non ha acceso proprio il telefonino; ma lui deve averla, deve assolutamente. Un'altra tacca sul bavero della giacca, un'altra lucida medaglia, il più bello dei trofei da esibire, ne avrebbe parlato negli anni a venire come di una battaglia campale, la vittoria più grande!
Così Massimo -per gli amici Max- ha interpellato quel suo amico che lavora nel call center e che gli deve un favore: ottenuto il nominativo dell'intestatario di quella utenza, si è subito mosso, trovato l'indirizzo con l'aiuto del navigatore satellitare, ha messo in moto la Golf ed è partito, alla conquista della sua ossessione. Ha trovato il luogo, ha parcheggiato, ha spento il motore e ora attende fermo sul sedile, guardando l'alto palazzo della ordinaria periferia urbana. Interno 39, c'é scritto sull'appunto che ha in mano: dev'essere l'attico, senza dubbio.
Ora sta per andare, sta per scendere dalla macchina. Sa che non è esattamente corretto quello che sta facendo, non si spia nella vita privata degli altri, ma queste sono sottigliezze, e poi da 30 giorni è in paranoia, ebbro della sua adrenalina come quella del cacciatore che fiuta la preda, ritiene di essere anche vittima di un affronto: perché la ragazza ha opposto resistenza alle sua advances, un mese fa?
Uno col suo curriculum non può sostenere un rifiuto senza reagire. Farà leva sul suo fascino.
Scende dalla macchina dopo aver tirato un pò, quel tanto che basta per scacciare definitivamente un senso di disagio che a uno come lui dovrebbe essere sconosciuto; dimentica persino la radio accesa, e va alla conquista. La radio continua a cantare, da sola, la sua canzone come un presagio:

So she had built her elaborate home
With its ups and its downs, its rains and its sun
She decided that her work was done, time to have fun
And she found a game to play




(continua)