giovedì 9 luglio 2009

Shopping - 3





(segue da qui)

La ragazza generalizzava per rassicurare se stessa, una tecnica utile, al pari dello shopping. E si decideva che si, in fondo faceva del bene a se stessa, e attraverso se stessa al mondo che la circondava, per quanto piccolo e indifferente.
Ritrovò uno spunto di baldanza e osservò ai suoi fianchi le lucenti tele di ragno cariche di rugiada che scorrevano incessantemente a destra e a sinistra: abbigliamento etnico, porcellane, abbigliamento per neonati, modellismo, abbigliamento grandi taglie, dolciumi e prelibatezze, abbigliamento over-sixty.
Si decise per un vestito, una cosa leggera da far svolazzare nelle sere d'estate per riempire d'effimero orgoglio il fidanzato nello struscio paesano; ma prima volle concedersi un dolcetto. Entrò nella grande, sofisticata e stracolma pasticceria storica in Galleria, e tentò di avvicinarsi alla vetrina del banco per vedere cosa poter scegliere: non vide molto, tra la folla di avventori tutti con lo scontrino in mano, e la mano alzata per mettere lo scontrino bene in vista, tanto che sembravano appesi al loro scontrino, e che fosse lo scontrino stesso a tenere in piedi il cliente impedendogli di cadere nell'invisibilità; le commesse, fredde, arcigne quanto straordinariamente belle -o molto ben truccate- scivolavano da un estremo all'altro del bancone dando alla ragazza l'impressione di non toccare terra, come fossero catronati montati su dei carrelli. Un effetto da cinema di quarta categoria, pensò, ma subito si accorse di un varco apertosi tra due famiglie davanti al vetro del bancone, e si avvicinò per vedere. Restò a bocca aperta, come una bimba alla fiera del paese: file ordinatissime di paste di ogni forma, colore e dimensioni riempivano i vassoi su tre livelli, piatti d'argento ovali su cui giacevano in complicate coreografie e raffinate geometrie pastilles e praline, canditi e gelatine. Una ventina di grosse bavaresi, spolverate di zucchero a velo in maniera straordinariamente uniforme partiva dall'angolo della vetrina proprio sotto i suoi occhi, e a fianco, in disposizione assolutamente simmetrica, una fila di mont blanc. La ragazza seguì con gli occhi -il naso quasi appiccicato al vetro, la schiena piegata in avanti- le due file di dolci dall'inizio fin dove si vedeva. E non le sfuggì un movimento all'altezza del quinto mont blanc: osservò meglio, sempre più rapita dalla visione, e riconobbe una blatta che tentava la scalata del dolce. L'insetto era a metà tra il cartoncino su cui era stato adagiato il dolce e la sua vetta, quando si fermò, e -ma su questo la ragazza non poteva giurare- si voltò con la testa verso di lei. Quindi, osservandola dritta negli occhi -così le pareva- alzò la zampetta anteriore destra e fece un cenno che pareva di saluto, poi riprese la scalata. A un passo dalla vetta, accadde l'imponderabile: la pasta fu prelevata con un paio di lucidissime pinze da pasticceria in ottone da una commessa, fu poggiata su un piattino di cartone dorato e... fu porta alla ragazza. La quale, come in trance, la prese e uscì lentamente dal negozio fissando il dolce tra le sue mani.
(continua)

mercoledì 8 luglio 2009

questione di metodo



atto unico
sipario
scena: due tipi seduti a un tavolino di fuori da un caffé

- Certo che quello degli escrementi di cane sui marciapiedi è un bel problema
- e allora i barboni alla stazione?
- certo, ma che c'entra? io stavo parlando...
- non hai altro da pensare che alle cacche dei cani?
- ma no, è che vorrei affrontare un argomento per volta
- ci sono cose più gravi che una cacchetta di cane
- una? ma se le strade sono piene!
- e allora i tombini? ma dico, hai mai visto come si allaga tutto quando piove?
- guarda che ci vedo benissimo. però io ho detto un'altra cosa
- si si, ho capito. ma per me è più grave che la villa non venga mai spazzata
- guarda, posso anche essere d'accordo. ma io...
- che figura ci facciamo coi turisti?
- brutta, brutta. dicevo, bisognerebbe sanzionare severamente chi non raccoglie gli escrementi del proprio cane
- e allora i manifesti attaccati sui muri?
- dimmi un pò, che problema hai tu? ti piacciono i marciapiedi spalmati di merda?
- ci sono cose più importanti da risolvere
- certo, ma si possono affrontare tutte, una cosa non esclude l'altra
- mah
- ecco. e poi ti costringono a camminare con la testa abbassata per non pestarne una
- una cosa?
- sto parlando degli escrementi dei cani
- e allora i cassonetti che non vengono svuotati?
- e allora tua sorella?
- che c'entra mia sorella?
- bravo, non c'entra niente! non sei capace di parlare di UNA cosa alla volta?
- certo che sono capace, per chi mi hai preso?
- è mezz'ora che cerco di parlare di UNA cosa, vuoi darmi retta un secondo, ti spiace?
- quanto sei suscettibile
- non sopporto quelli che cambiano continuamente discorso
- va bene, va bene!
- uff. quindi, dicevo: c'é questo problema grosso delle...
- e allora i lampioni spenti?
- chissenefrega!
- come chissenefrega?
- riusciamo a parlare di una cosa per volta, o bisogna disquisire di tutto lo scibile umano nello stesso momento?
- poveretto te, se non vedi oltre una misera cacata
- sarà pure misera, ma io adesso vorrei parlare di quella, se ti va di ascoltarmi, sennò posso anche togliere le tende
- calma, calma. ok, se proprio ci tieni...
- ooh! dicevo: i cani...
- e allora il buco nell'ozono?

(si azzuffano dandosene di santa ragione)
fine
sipario

lunedì 6 luglio 2009

19 settembre 2009: Liberi di non credere






19 settembre 2009: Liberi di non credere

primo meeting nazionale per un paese laico e civile

Erano pochi milioni, cent’anni fa. Oggi sono circa un miliardo. Il formidabile aumento del numero dei non credenti è l’unica, rilevante novità nel panorama religioso mondiale degli ultimi decenni. Un fenomeno che, peraltro, nei paesi democratici non accenna affatto a fermarsi: una crescita che, significativamente, non è il frutto dell’opera di ‘missionari’ dell’ateismo e dell’agnosticismo, ma l’esito di centinaia di milioni di riflessioni individuali. Circostanza ancora più eloquente, la loro diffusione è maggiore quanto maggiore è la diffusione del benessere, dell’istruzione, della libertà di espressione. Lungi dal portare le società alla rovina, come vaticinano leader religiosi incapaci di trovare risposte più adeguate alla secolarizzazione, atei e agnostici ne rappresentano la parte più dinamica, quella che più contribuisce alla loro crescita: rispetto alla media della popolazione sono più giovani, più istruiti, più aperti al nuovo, più tolleranti nei confronti di chi viene troppo spesso dipinto come ‘diverso’: stranieri, omosessuali, ragazze madri, appartenenti a religioni di minoranza.

Quasi ovunque il mondo politico ha registrato questi cambiamenti, improntando le legislazioni nazionali a norme sempre meno dipendenti dall’etica religiosa prevalente (ancora per quanto?), e valorizzando per contro l’autodeterminazione dei singoli individui. Persino in una “nazione cristiana” quale sono ritenuti gli Stati Uniti, un americano su sette non appartiene ad alcuna religione: non è un caso che, nel suo discorso di insediamento, Barack Obama abbia esplicitamente riconosciuto il ruolo dei non credenti.

Un solo paese occidentale sembra fare eccezione, nonostante la religiosità sia in calo anche lì. È il paese con la classe politica meno apprezzata, con i livelli più bassi di libertà di espressione: un paese che tanti, in patria e all’estero, ritengono in declino. Quel paese è il nostro, quel paese è l’Italia. Un paese dove i non credenti sono i paria della società, relegati dalla legge (e dal condizionamento sociale) a cittadini di quinta categoria: l’incredulità viene buona ultima, quanto a diritti, dopo la Chiesa cattolica, le confessioni sottoscrittrici di Intesa, i culti ammessi e le confessioni non registrate. Un paese dove si può essere censurati se si tenta di scrivere che Dio non esiste. Un paese dove, in televisione, è impossibile ascoltare una critica alle gerarchie ecclesiastiche.

Eppure gli atei e gli agnostici non sono affatto pochi: anche in Italia, un cittadino su sette non crede. Ma nessuno lo ascolta. Certo, il servilismo del mondo politico e dei mass media italiani non teme, come si è detto, confronti con altri paesi. Ma anche gli increduli hanno le loro responsabilità. Se vogliono non essere discriminati sui luoghi di lavoro; se desiderano che i loro figli, a scuola, non siano confinati in un ghetto; se non accettano che ingenti somme delle (scarse) finanze pubbliche finanzino organizzazioni confessionali; se, in poche parole, pensano che l’Italia debba realmente essere uno Stato laico e democratico, che tratta tutti i cittadini allo stesso modo, è necessario far sentire la propria voce. Finora non è mai accaduto: mai atei e agnostici hanno manifestato per i loro diritti civili.

Atei e agnostici non credono nei miracoli: sanno benissimo che, per ottenere dei cambiamenti, è necessario darsi da fare. È dunque venuto il tempo, anche per i non credenti, di mobilitarsi. Per questo motivo l’UAAR, l’associazione di promozione sociale che unisce gli atei e gli agnostici, indice per sabato 19 settembre, alle ore 15, nell’area antistante lo stadio Flaminio (Piazzale Ankara) a Roma

LIBERI DI NON CREDERE
primo meeting nazionale per un paese laico e civile

La data scelta non è casuale. I diritti dei non credenti possono essere riconosciuti solo laddove non c’è alcuna religione di Stato, di fatto e/o di diritto. Il 20 settembre 1870 non venne meno solo una religione di Stato; fu abbattuto un regime teocratico all’interno del quale era impossibile dichiararsi pubblicamente atei o agnostici. Molti, quel giorno, ritennero a portata di mano la realizzazione di una società, in cui una libera Chiesa costituisse solo una parte, non privilegiata, di un libero Stato. Quel progetto, faticosamente avviato, fu poi bloccato dal ventennio fascista, dal cinquantennio democristiano e da un quindicennio di confessionalismo bipartisan.

Ora i tempi sono cambiati. Non intendiamo rievocare con nostalgia l’epopea risorgimentale: vogliamo invece impegnarci nella costruzione di una società moderna, laica, europea.
Vogliamo l’uguaglianza, giuridica e di fatto, di credenti e non credenti
Vogliamo l’affermazione concreta della laicità dello Stato
Vogliamo la fine di ogni privilegio, di diritto e di fatto, accordato alle confessioni religiose
Vogliamo che le concezioni del mondo non religiose abbiano la stessa visibilità e lo stesso rispetto delle concezioni del mondo religiose

In particolare, chiediamo:
Avvio di un processo per il superamento del regime concordatario
Riconoscimento delle unioni civili
Aumento delle risorse pubbliche stanziate per la ricerca scientifica
Rimozione degli ostacoli frapposti alla contraccezione d’emergenza (c.d. “pillola del giorno dopo”)
Abolizione dei limiti all’accesso alla fecondazione artificiale introdotti dalla legge 40/2004
Abolizione dell’obiezione di coscienza nei reparti di ginecologia degli ospedali pubblici
Introduzione della pillola RU-486 e presenza capillare di consultori pubblici
Legalizzazione dell’eutanasia attiva volontaria
Riconoscimento delle direttive anticipate di fine vita
Rimozione di ogni discriminazione basata sull’orientamento sessuale
Possibilità per tutti i cittadini di poter abbandonare formalmente la propria religione
Disponibilità su tutto il territorio nazionale di strutture per la cremazione e di sale del commiato laiche
Disponibilità, su tutto il territorio nazionale, di luoghi solenni e tempi consoni per il matrimonio civile
Edifici pubblici laici, non contrassegnati dal simbolo della Chiesa cattolica
Rispetto delle leggi sull’inquinamento acustico anche da parte delle confessioni religiose
Abolizione delle leggi di tutela penale in materia religiosa
Fine dei privilegi delle confessioni religiose nelle strutture obbliganti (ospedali, carceri, caserme...)
Riduzione dei tempi per l’ottenimento della separazione e del divorzio
Introduzione del sistema tedesco, per il quale solo i contribuenti che vogliono espressamente finanziare la loro fede pagano la tassa di religione
Fine del versamento di fondi comunali alle confessioni religiose quali oneri di urbanizzazione secondaria
Una scuola pubblica laica: dove chi non frequenta le ore di religione cattolica non sia discriminato; dove lo stesso insegnamento religioso cattolico sia sostituito da educazione civica o studio di religioni e filosofie non confessionali; dove non si svolgano atti di culto, visite pastorali o altre azioni di evangelizzazione; dove si insegnino l’evoluzionismo e il pensiero critico; alla quale siano destinati i fondi attualmente riversati su un sistema di scuole private ghettizzante e inefficiente.

Se anche tu condividi questi obiettivi, il 19 settembre partecipa a

LIBERI DI NON CREDERE
primo meeting nazionale per un paese laico e civile


Per aderire alla manifestazione inviate una e-mail con oggetto “adesione” a: adesioni19settembre@uaar.it
Per partecipare alla manifestazione, contattate il circolo o referente UAAR più vicino



venerdì 3 luglio 2009

Gatto spavaldo



Giugno 2006: Jack, un gatto di sette chili, difende il proprio territorio a West Milford, nel New Jersey, da un orso di passaggio.
Secondo la notizia, Jack ha dapprima inseguito l'orso, che si è spaventato e s'è arrampicato su un albero. Gli ci sono voluti quindici minuti per trovare il coraggio di scendere, e quando l'ha fatto, Jack l'ha ricacciato su un altro albero. Alla fine i proprietari di Jack, preoccupati per l'incolumità del gatto, lo hanno richiamato in casa. Attenti al gatto!

giovedì 2 luglio 2009

Implosion party



... e il gatto uccise il topo
e il ragazzo scartò il pacchetto di sigarette e gettò per terra l'incarto
e la massaia sgrullò la tovaglia fuori dalla finestra facendo cadere piatti di plastica nel giardino
e l'autista passò col rosso tagliando la strada al pedone
e il motociclista sorpassò a destra
e il vecchietto scavalcò la fila simulando un handicap
e il fornaio non fece lo scontrino
e l'operario versò liquami nel fiume
e il funzionario corruppe il commissario
e il vescovo nascose denaro sporco
e l'imprenditore non versò contributi
e il banchiere falsificò il bilancio
e il ministro accettò regali
e il giudice andò a cena col presidente
e il presidente pagò la entreneuse di nascosto
e il pontefice tacque sui crimini
e l'imperatore bombardò per noncuranza
e il pianeta diede una gomitata alla sua luna
e la galassia ne speronò un'altra
e l'ammasso di galassie emise un falso cosmic background noise per fregare tutti
e il grande attrattore si spostò all'improvviso
e il dio mentì agli uomini
e il dio ha sempre mentito
e non si è mai pentito...



immagine: elaborazione di "Untitled Implosion" ©Jim Kazanjian http://www.kazanjian.net/

lunedì 15 giugno 2009

Shopping - 2



(segue da qui)

Scorrevano ancora le vetrine addobbate ai suoi fianchi: abbigliamento sportivo, elettronica, abbigliamento giovane, un grande magazzino, abbigliamento classico, calzature chic.
La ragazza osservò che si, in effetti, la sua esistenza era alquanto statica da molti anni, a volte pensava che riprendeva l'andamento della linea luminosa di un elettroencefalogramma piatto -soleva usare questa immagine, con intento autodenigratorio- altre volte le piaceva pensare che era solo la superficie della sua vita ad essere immobile, ma sotto la speranza scorreva come la corrente in un fiume. Ad ogni modo, non un guizzo di fantasia nella professione: commessa da quindici anni, non un gesto di riscatto nella vita privata: il fidanzato storico sempre in giro col furgone, a casa la mamma imbambolata davanti alla tv, e la sua stanza in ordinato disordine.
Non un desiderio di cambiare che fosse stato più forte della sua paura di cambiare. Com'era finita così? Non se lo ricordava, non ricordava se c'era stato un momento esatto in cui tutto si era fermato, bloccato, aveva smesso di progredire, o se c'era scivolata pian piano, senza rendersene conto.
Sei indistinguibile nella massa dei passanti, l'avvertiva con gli occhi immobili una statua della libertà, verde come di rame ossidato e la lanterna in evidenza sul braccio teso, chi non sogna è già morto, rincarava la dose l'operatore alla macchina da presa stile '900, tutto ricoperto d'oro e con un alto cappello a cilindro, mentre girava il braccio per riprenderla e registrare il suo senso di colpa per consegnarlo intatto ai posteri, aiutatela a sognare, pareva gridare una goffa mummia per metà fuori del suo sarcofago, aiutatela a vincere la sua paura.
Ella in fondo aveva paura in un mondo dominato dalla paura, vittima del fatuo e del superfluo, che celebrava ogni giorno un'orgia consumista, un sabba materialista, terribile e rassicurante, un voodoo relativista, il sacrificio che imponeva di legare la miseria sulla pira e un infinito gioco del cerino di miliardi di anime incantate da quel minuscolo fuoco, e poi il legno scoppiettante e scintillante, ornando le vittime di fumanti monili.
Io non sono responsabile, si illudeva la ragazza mentre scorrevano i negozi illuminati ai suoi fianchi: abbigliamento bimbi, cartoleria chic, abbigliamento retrò, libri e dischi, abbigliamento griffato, bigiotteria; sotto il compatto e scuro soffitto grigio del cielo che, pesante come piombo, comprimeva l'aria afosa e appiccicaticcia mentre refoli di fresco alieno correvano di tanto in tanto ai suoi piedi.
Io sono vittima, al pari della moltitudine di vittime del secolo corrente, è questo che ci hanno insegnato: possedere, apparire, acquistare, collezionare, vegetare, cosa c'é di più assoluto di tutto ciò? Qual'é quindi il riferimento, il traguardo cui tendere, il faro da seguire se non la propria reciproca tranquillità? Cos'altro si può costruire per se stessi, se anche l'altruismo è finalizzato alla gratificazione personale, alla faccia dell'ipocrisia che lo riveste? Siamo solo insetti, il mondo è un enorme formicaio, la vita è camminare, arraffare, riportare, accumulare, e camminare di nuovo, strisciamo tutti come blatte e termiti. Si sentiva una formica operosa, e si rassicurava così, mimetizzando la sua apatia.

(continua)

venerdì 12 giugno 2009

Sur-real cocktail Party - 3



Tu ci vai al Pride?
Al che?
Al Pride! Il Gay Pride!
Ah, quella pagliacciata...
Beh insomma...
Insomma che?
insomma, in fondo...
...è una pagliacciata, una buffonata!
Però...
però un corno! Io non ho bisogno di quelle cose là...
Ma...
...anche se sono gay. Ma li hai visti?
Chi?
Quelli che vanno al Pride
Embé?
Tutti vestiti come delle zoccole il giorno di festa!
addirittura
Tutti 'sti culi di fuori...
ma mica tutti sono...
...'ste zinne finte...
beh, mica tanto finte...
sò finte! Prima non ce le avevano!
Prima de che?
Prima de diventà donne! che schifo...
ma dai, in fondo...
in fondo un corno!
...un corno...
sono nati maschi, che gli salta in mente all'improvviso di tagliarsi l'uccello?
Beh, forse...
mo perché ci hanno du' zinne finte...
eh?
...le devono fà vedé a tutti!
Ok, però...
e i travestiti?
quali?
Ahò, ma cce vedi?
si...
insomma, è carnevale, o cosa?
Che c'entra?
Che pensano di ottenere, così?
beh, non...
che poi tutti pensano che i gay sò tutti così!
si, ma...
io non sono così!
Ma guarda che...
ecco perché ce l'hanno sempre con noi!
Dici?
no no, grazie, io non sono come loro.
E come sei?
Io sò normale!
ah, beh!
Io sono maschio, non voglio diventà donna!
e chi ti obbliga?
non voglio il matrimonio gay, figuriamoci!
invece...
Dio li ha creati uomo e donna!
ah, vabbè...
E i bambini?
Quali bambini?
Povere creature! Hanno bisogno di un papà e una mamma!
e chi glieli toglie?
e quando vanno a scuola?
che succede?
che li pigliano in giro!
veramente anche adesso...
naaa, tutte scuse! basta pagliacciate!
e allora non ci andare
e chi ci va? Io voglio...
ecco...
...una vita normale!
normale?
si, normale
ma in che senso...
anzi, sai che ti dico?
che mi dici?
mi sposo!
e con chi???
Con una donna, cribbio!
...
io voglio vive tranquillo!
Beh, tanti auguri...
-----------

Tu invece ci vai?
dove?
Al Pride, cazzo! di che stiamo parlando?
ah. Certo che ci vado. Io non ho problemi
dopo c'é una festa?
credo di si...
ci vengo anch'io.
ma non dovevi sposarti con una donna?
Che c'entra? Quella è un'altra cosa!
Ho capito...
porta qualche preservativo
, mi raccomando.

giovedì 11 giugno 2009

Sur-real cocktail Party - 2



Io ho tanti amici gay...
Anch'io!
Ecco. Ma loro sono... si, sono...
Sobri?
Si, ecco! Sono normali.
Non vanno in giro...
...a vestirsi da donna.
Certo.
Sono di quelli... si insomma, che non si vede.
Vero, a guardarli non sembra.
Così è meglio, no?
Non te ne accorgi neanche!

Che bisogno c'é di sbattertelo in faccia?
Oddìo, quel mignolino...
...sempre alzato...
Vabbé, però...
...si...
...non fanno casino, non chiedono cose strane...
...non alzano la voce, non 'ostentano'...
..come dice il sindaco. Che bravo che è, ha visto?
Già. E' tanto democratico.
Comunque loro...
... niente pagliacciate.
Non sono volgari, non offendono nessuno...
non urtano la sensibilità dei credenti...
... hanno rispetto
Non hanno tutte 'ste pretese...
...che hanno quelli là...
si, quelli che si vestono da donna...
Ecco. Non te lo sbattono in faccia che...
...che gli piace prenderlo in...
...si, insomma, si fanno gli affari loro,
...buoni buoni, zitti zitti...
...è così che si fa!
Sposarsi addirittura!
Che schifo!
Poveretti...
che poi, a casa loro, facessero quello che vogliono...
...per carità, siamo democratici...
...basta che non fanno casino...

... noi non vogliamo sapere
...come quando si vestono da donna
...eh, che se si vestono da donna...
...che pretendono?
E' uno schifo!
Non per altro, è per i bambini...
...per carità, che dobbiamo dire ai bambini...
...quando si vedono quelle...
...quelle...
...si, quelle 'cose' là!
che schifo!
Si vestissero da donna a casa loro!
Ecco, che così nessuno li vede!
Io mica voglio eliminarli tutti!
Non sia mai, sò sempre creature...
... però...
... però se si vestono da donna...
...pensiamo ai bambini...
Poveri bambini...
... che gli insegnamo così?
Per fortuna il prete...
quello a scuola?
si, ecco, da loro non si vedono 'ste cose!
...gli insegna che bisogna sposarsi e fare i figli...
...eh, la natura...
... già.
Ah, meno male che ci sono i preti...

----------------------

Mah...
eh?
...chissà, 'sti miei amici gay...
ah...
...che poi insomma...
insomma...
non è che sò proprio proprio amici...
ah... certo certo. Capisco. Insomma?
...e se si vestono da donna pure loro?
eh, certo se sono gay...
...chiaro...
...che schifo...
...si, che schifo!

mercoledì 10 giugno 2009

Sur-real cocktail Party



Io ho tanti amici gay.
Anch'io!
Vero? Sono simpatici, no?
Si, e sono taaaaaaanto sensibili.
Si!
E poi sono divertenti: se stai un pò con loro ti fai un sacco di risate!
fanno compagnia!
Siii! E non solo.
Già: sono anche intelligenti!
Si, non sembrerebbe ma...
...gli manca solo la parola!
...io sono sicuro che quando gli parli loro ti capiscono!
Si vede dallo sguardo...
...si. e sono tanto affettuosi...
...sanno come farsi capire...
Si, e sono taaaaaaanto sensibili.
sembrano quasi come noi!
ti si affezionano!
E si fanno capire...
...già...
E' come se parlassero...
...parlano con gli occhi, ecco!
E' vero. Poi dice che la natura non è una meraviglia!
Io ne ho tre, ogni tanto li porto in giro...
io...
...a passeggio.
...ne ho uno solo, ma è taaanto vivace!
Eh si...
Parla con gli occhi, vedesse!
...anche i miei!
Si, ed è taaaaaaanto sensibile....

lunedì 8 giugno 2009

'Lui' - dramma teologico/neurologico



Dramma teologico-neurologico in un atto. Di Stefano Benni
Personaggi: il Pre e il Pap.

Pre — Buongiorno Sua Santità.
Pap — Buongiorno signor premier... sono lieto di questo incontro, utile a rafforzare i legami che uniscono la nostra chiesa al vostro stato e alla fattiva collaborazione che...
Pre — Mi scusi Santità ma abbiamo solo mezz’ora e vorrei venire al dunque.
Pap — Prego?
Pre — Al dunque, al vero motivo della mia visita. Dunque, io non sono contento di voi...
Pap — Ma come? Con tutto il sostegno che vi abbiamo dato, lo IOR, i cardinali, i vescovi...
Pre — No. Io non sono contento... del suo superiore...
Pap — Intende dire?
Pre — Proprio di Lui. Mi spiego. Io non dovrei avere più pensieri, né problemi. Sono uno statista che ha fallito due volte e mi hanno rieletto. Sono dieci volte più ricco di quando ho cominciato a fare politica. L’opposizione mi regge lo strascico. E a forza di leggi ad personam, sono intoccabile. Sto eliminando i giudici, la magistratura, i processi, ripulendo la stampa, nessuno potrà più sfiorarmi...
Pap — E allora?
Pre — A allora? Non vede come sono esasperato, con quanta rabbia continuo ad accanirmi, a dire che ce l’hanno tutti con me, a tentare di spegnere ogni critica... e che cos’è questo secondo lei?
Pap — Uh, credo di capire.
Pre — Esatto. E’ questa maledetta coscienza, il senso di colpa, il sapere cosa veramente sono. Crede lei che se fossi convinto di essere innocente, se fossi sereno e in pace con me stesso, mi darei tanto da fare? No, ho sempre quel rovello, quel rimorso, quel coltello nel fianco.
Pap — Ma figliolo, bisogna accettare...
Pre — No Santità scusi se glie lo dico ma il Suo Superiore ce l’ha con me. Continua a torturarmi. E io non so più che leggi fare, che televisioni e giornali comprare, che bugie dire. Continuo a sentirmi colpevole e disonorato, vivo come se fossi un evaso, e ogni mio atto lo denuncia.
Pap — Ma Lui non c’entra...
Pre — C’entra, c’entra. C’entra fin dall’inizio. Lui è prevenuto. Guardi come mi ha fatto piccolo, guardi cosa devo fare per coprire i segni della sua palese inimicizia. E non solo mi ha fatto cadere i capelli, ma mi arrovella, mi fa rosicare, non mi fa dormire la notte. Insomma lei deve intervenire contro questa persecuzione...
Pap — Premier, io posso dire ai vescovi di intervenire nel dibattito politico, posso darle dei consigli su come investire, posso assolverla, ma non posso parlare direttamente con Lui...
Pre — Come sarebbe a dire! Che capo è lei? Se lei è il capo, deve avere il filo diretto, il telefono rosso, come Bush! Deve parlare con Lui e dire che lo ricuso.
Pap — Ma lei bestemmia!
Pre — Uffa, sono stanco di dover dimostrare la mia innocenza sapendo benissimo che non sono innocente. Quindi lo ricuso. Sceglierò un altro Dio.
Pap — Orrore!
Pre — Sì, Letta e Schifani stanno compilando una lista di centoventi divinità pagane. Ci metto niente, a sostituire il crocefisso nelle scuole con un totem. Faccia qualcosa o le tasso gli immobili!
Pap (barcollando) — No, questo no.
Pre — Allora agisca subito. Deve dire al suo capo che la smetta di avercela con me, che non voglio avere più rimorsi, né rodermi l’anima.
Pap — Sì, ma praticamente cosa vuole?
Pre — Voglio che in luogo e data certa, in modo che le televisioni possano riprendere l’evento, le nubi si squarcino e dall’alto scenda una luce, un angelo, o qualcosa di altrettanto gradito all’audience, e che una voce tonante dica al mondo: quest’uomo è un martire, quest’uomo è innocente, quest’uomo è assolto, nessuno lo tocchi più.
Pap — Non credo che si possa fare...
Pre — Si può, si può, lei deve avviare l’operazione SSS, Silvio Santo Subito. Non saboti il dialogo! Se si rifiuta, si prepari pure a trasferire altrove il Vaticano, che ne dice del deserto libico?
Pap — No, la prego. Ciò che chiede è difficile...
Pre — Lei ha tre giorni di tempo. Dopodiché io ricuserò lei e il suo datore di lavoro.
Pap — Mi lasci sette giorni.
Pre — Va bene. Allora devo andare, ecco il regalo che le avevo portato. Un mio ritratto di dieci metri da mettere al posto del Cenacolo.
Pap — Ecco il regalo per lei. Una palla di vetro con la neve artificiale e dentro un nano.
Pre (furente) — Lo vede? Anche lei è d’accordo con lui. La ricuso! Lei è prevenuto! Lei mi perseguita (cerca di aggredirlo, si scontra con le guardie svizzere. Il seguito è soggetto alla censura per le intercettazioni)

Stefano Benni