venerdì 8 febbraio 2008

Ora di colazione - 2



(segue)
Il vecchietto lo scruta; calcola la sua andatura e la distanza dalle saracinesche del bar, e decide di aspettarlo proprio là. Quindi si muove lentamente per posizionarsi.
Intanto lo guarda, da lontano.
Oggi il giovanotto ha dei calzoncini sportivi bleu al ginocchio, scarpe da tennis nere senza calzini, e una canotta grigia con il marchio di una casa di articoli sportivi, di quelle di moda, che ci si compra anche se non si fa sport. Come va di moda oggigiorno. Le gambe solide, diritte, mediamente pelose e abbronzate; le spalle solide, si vedono deltoidi e bicipiti non esagerati ma ben scolpiti. Non è un ridicolo 'palestrato' all'ultima moda, ma ha comunque un bel fisico, definito e privo di evidenti difetti. Anche i pettorali che appena si scorgono sotto la canotta larga sono roba sua, non "comprati" in palestra (il vecchietto sa distinguere). Ha il volto semplice, squadrato, da ragazzo di campagna americano, capello corto -un pò più lungo sopra le orecchie- occhi blu scuro. E, stamane, un pò di barba. Il sonno...
E' un bel giovanotto, tra i venticinque e i trenta, ma comunque dall'aria e dal portamento più savio, intellettualmente adulto, di quella che è la media della sua età anagrafica.
Il vecchietto, in piedi davanti alla saracinesca principale, lo scruta. Ne valuta l'aspetto, la camminata -dritta e senza incertezze malgrado il sonno traspaia con evidenza- sembra che ne calcoli il peso e l'altezza, la massa corporea, l'energia cinetica che sviluppa il suo movimento, la quantità d'aria che sposta.

Al giovanotto questo non piace. Gli dà fastidio. Gli fa pensare che il vecchietto ha qualche 'mira' su di lui; e molto probabilmente è così (non sarebbe la prima volta che gli capita qualche anziano con l'istinto "paterno" represso), ma è cliente, paga, quindi lo deve sopportare. Così come deve sopportare le attenzioni di tutta un'altra serie di clienti dallo sguardo e dalla parola 'premurosi' a dir poco: glielo ha spiegato la titolare un giorno che lui si era lamentato perché aveva notato che il vecchietto gli stava guardando il culo. Quel giorno stava sistemando le bottiglie del latte nel frigo sotto il bancone. Dietro il bancone c'é uno specchio che, sebbene coperto in gran parte dalle mensole di vetro sulle quali appoggiano le bottiglie dei liquori, lascia scoperto qualche spicchio che lui e i suoi colleghi di solito usano per controllare la clientela mentre sono girati a preparare caffè e cappuccini alla macchina. Alzandosi, dopo aver chiuso lo sportello del frigo, se ne accorse: il vecchietto stava là immobile a guardare il suo fondoschiena, inequivocabilmente. Quando si avvide, il vecchietto, che il giovanotto lo aveva scoperto, distolse di scatto lo sguardo, come fanno quelli che sul metrò 'spiano' il giornale di un altro passeggero.
Bisogna che sopporti, gli intimò la titolare, e che sei gentile con tutti, perché portano soldi, e con i soldi, tra l'altro, ti ci pago lo stipendio. Di fronte a un argomento così definitivo, oltreché vagamente minaccioso, il giovanotto cedette. E da quel giorno si lasciò guardare facendo finta di niente. Ma la cosa, sebbene altri potrebbero considerarla persino lusinghiera, non gli va giù, si capisce.
E' il destino dei belli, gli aveva detto la sua fidanzata sfottendolo; ma lui alla bellezza non ci pensa mai, non è vanesio, non gli dà importanza, è soggettiva e comunque un fatto acquisito come avere i capelli biondi piuttosto che neri, il naso aquilino piuttosto che a patata. Gli urtano, a volte, solo gli effetti collaterali della cosiddetta bellezza.

Il vecchietto continua a scrutarlo.
Sa che il giovanotto fa sport: gioca a calcetto con gli amici quasi tutte le sere, glielo ha sentito dire a un altro cliente una mattina. Con lui all'inizio il giovanotto era gentile, lo trattava bene. Quindi aveva preso, per un periodo, a frequentare il bar anche solo per guardarlo e per sentirlo parlare: entrava, salutava, e si metteva da parte, vicino a uno sgabello (non seduto sopra, perché per lui sono troppo alti) aspettando che il cliente di turno finisse di leggere il giornale. Non importa quale: Il Messaggero andava bene tanto quanto Il Corriere dello Sport, tanto in realtà lui non li leggeva. Faceva finta, e si metteva con le orecchie spalancate ad ascoltare il giovanotto che parlava. In particolare, se uno lo avesse notato mentre ascoltava facendo finta di leggere il giornale, gli interessava sentire il giovanotto quando parlava della sua salute: ieri sera ho preso una piccola storta, adesso mi fa male la caviglia ma devo lavorare, ma stasera vado a casa e ci metto del ghiaccio (avrebbe voluto metteglielo lui, il ghiaccio sulla caviglia, per controllare che si sgonfiasse bene); oppure: oggi ho un pò di mal di testa; oppure: ho fatto le analisi per il libretto sanitario: tutto a posto.
Gli interessava sinceramente la sua salute. E credeva che il giovanotto fosse davvero in buona salute, tuttavia non ne era convinto del tutto: a volte le mele marce non si vedono finché non le mordi. E lui voleva mordere...
(segue)

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